«Integrazione fallita, culla del terrorismo»

di Gianpaolo Sarti wTRIESTE Il fallimento dell'integrazione è la culla ideale del terrorismo. Lo sostiene l'esperto di crisi internazionali Andrea Margelletti, presidente del Cesi, ma anche la stessa comunità islamica che, prima di rivendicare richieste all'Occidente, suggerisce un'autocritica ai propri fedeli. L'appello è partito dalla tavola rotonda "Pace, diritto senza frontiere" di ieri al Central European Initiative di Trieste. Un incontro organizzato dal Vitale Institute for Geopolitical Studies, progetto della Vitale onlus, dall'Università di Trieste e dalla stessa European Initiative con il sostegno della Bcc di Staranzano e Villesse. «Mi soffermo sull'Italia - ha osservato Nader Akkad, imam del capoluogo giuliano - dove contiamo due milioni di musulmani provenienti da tanti Paesi molto diversi e con culture profondamente differenti. Un musulmano del Pakistan è diverso da un musulmano bosniaco. C'è una grande frammentazione e manca un quadro giuridico che disciplini questa realtà. Non abbiamo saputo esprimere una maggioranza unitaria. Quindi non si può parlare di Islam integrato - ha aggiunto l'imam - senza un punto di incontro tra noi». Ma è proprio il terrorismo a voler scardinare «ogni tentativo di unità nazionale ed europea. Vuole colpire il modello di convivenza che i Paesi Occidentali tentano di costruire». L'incontro, moderato dal giornalista Roberto Vitale, direttore dell'istituto, ha visto anche la partecipazione del presidente dell'Unicef Italia Giacomo Guerrera, di Sara Tonolo, direttrice del Dipartimento di Scienze politiche e sociali dell'ateneo triestino, del direttore generale del personale militare del ministero della Difesa Paolo Gerometta (ex comandante del contingente italiano in Libano) e di Freda Cooper, presidente dell'Africa-Italy Excellence Awards. È stato lo studioso Margelletti e spostare l'accento, ancora una volta, sulla «necessità» dell'integrazione. «Le prime vittime del terrorismo sono proprio i musulmani - ha rilevato - ma la comunità islamica deve uscire dall'ambiguità di fondo di quel malcelato fastidio nei confronti dell'Occidente. Manifesti odio e disgusto rispetto agli atti di terrorismo». Un invito al «rispetto reciproco» tra culture è arrivato dall'ex comandante Gerometta: «La pace si costruisce quotidianamente con fatti concreti, dando un'anima e un contenuto alle norme internazionali. Siamo credibili se sappiamo dimostrare rispetto reciproco». Tanto più dinanzi ai flussi migratori, conseguenze drammatiche di strategie internazionali non attuate, come ha voluto puntualizzare il presidente dell'Unicef Italia Guerrera: «Difficile recuperare ora cose non fatte prima. Ci sono 87 milioni di bambini nel mondo che trascorrono i primi 7 anni di vita in guerra». ©RIPRODUZIONE RISERVATA