Proteste a Trieste «No all’Uti mignon»

TRIESTE La polemica sui "supercomuni" non risparmia la provincia di Trieste. Sul piede di guerra, stavolta, sono i sindacati della funzione pubblica che non risparmiano critiche al Comune del capoluogo regionale. Cgil Fp, Cisl Fp, Uil Fpl e Ugl enti locali, con Walter Giani, Fabio Goruppi, Serena Miniussi e Christian Schiraldi, stigmatizzano innanzitutto la decisione dell'amministrazione di annullare l'incontro chiesto sin da ottobre sull'ormai imminente costituzione dell'Uti giuliana. Non solo. Stigmatizzano più in generale l'atteggiamento che «nel merito e nel metodo» è stato assunto su «un tema di tale rilevanza» che, in applicazione alla legge regionale, istituisce le Unioni territoriali intercomunali, abolendo Province e Comunità montane. I sindacati osservano che la nascita dell'Uti Giuliana è prevista per il 20 aprile. Un'Uti a dir poco dimezzata giacché sarà costituita solo dai Comuni di Trieste e Sgonico: «Rimane sospesa, in virtù di contenziosi pendenti e contrarietà, l'eventuale adesione dei rimanenti Comuni della provincia». Ebbene, incalzano Cgil, Cisl, Uil e Ugl, «trattandosi della costituzione di un nuovo soggetto giuridico, riteniamo inaccettabile il ritardo dell'amministrazione rispetto alla necessità di una discussione approfondita anche in relazione ai costi della riforma, alle modalità organizzative e al reperimento delle risorse economiche necessarie. Per tacere delle condizioni di passaggio del personale». Non basta. «Davvero stupefacente che quella che è stata presentata all'opinione pubblica come una grande riforma, necessaria per efficientare la pubblica amministrazione, ridurre i costi e migliorare i servizi, si traduca sostanzialmente, nella nostra provincia, in un'unione di servizi tra Sgonico e Trieste» ironizzano i sindacati. E subito dopo, con altrettanto sarcasmo, aggiungono che il primo step riguarderà la Polizia Locale: «I circa 200 lavoratori dell'area, dipendenti del Comune di Trieste, saranno unificati a quelli del comune di Sgonico, cioè a nessuno». Morale: «Anche qualora la riforma dovesse andare a compimento, ci troveremmo di fronte alla condivisione solo di alcuni servizi, con la creazione ex novo di un ente guidato da un ulteriore direttore generale (saranno ben 18 i fortunati in regione) con relative strutture amministrative e conseguenti presumibili costi. Elementi tali da porre più di un interrogativo in merito all'effettivo miglioramento dei servizi e all'asserito risparmio economico».