Giacomo Costa, una vita spesa per la chimica

È stato recentemente ricordato all'Università di Trieste Giacomo Costa, professore emerito del nostro ateneo, scomparso il 7 luglio scorso. Nato a Trieste nel 1922, laureato in Chimica a Milano nel 1946, nell'ateneo triestino percorse tutti i gradini della carriera accademica fino alla cattedra di chimica fisica, vinta nel 1962. Fu direttore dell'Istituto di Chimica per il successivo decennio e poi preside della Facoltà di Scienze per circa un ventennio. I suoi inizi coincisero con l'istituzione della Facoltà di Scienze con le lauree in matematica, fisica e chimica. Inizi difficili in quanto mancante una tradizione a supporto ma lentamente, tessendo relazioni con altre sedi universitarie, fece emergere la linea di ricerca concernente composti metallorganici del cobalto quali modelli della Vitamina B12, alcuni dei quali internazionalmente noti come Costa's Models. Era un elettrochimico, ma favorì lo sviluppo di altri settori della chimica fisica, cinetica, spettroscopia, risonanza magnetica nucleare e, con l'acquisto di un elaboratore da parte dell'università, della chimica computazionale. Fu uno dei principali promotori del Dipartimento di Scienze Chimiche oltre che un sostenitore di collaborazioni con Istituti stranieri dell'est Europa. Mai intese la chimica come studio a sé stante. In tal senso già in ambiente familiare ebbe validi esempi: dal nonno Giacomo, commerciante ed entomologo, con cui collaborò alla collezione di farfalle poi donata al Museo di Storia Naturale e dal padre Domenico, direttore del Laboratorio chimico della Camera di Commercio, la cui frequentazione gli fece comprendere l'importanza della chimica nel quotidiano. Convinto che anche problemi di pubblico interesse dovessero essere affrontati con rigore scientifico, organizzò attività di servizio per la comunità e partecipò a tavoli tecnici riguardanti problemi di sviluppo industriale, ambientali e di sicurezza soprattutto del porto e della città. Non temeva critiche, rese sempre pubblico il suo pensiero: bisogna avere il coraggio di esprimere quel che si pensa soprattutto se supportato scientificamente; è un dovere condividere la proprie competenze per una giusta finalità, riprovevole non farlo. Accettava sfide ma con consapevolezza: per un convegno in Francia, conoscendo la mentalità dei francesi, volle fare la sua comunicazione nella loro lingua pur avendone solo una conoscenza scolastica esercitandosi però caparbiamente con un amico per una settimana intera. In sinergia con colleghi fisici organizzò tra il ‘90 e il ‘95 una serie di congressi internazionali tesi ad evidenziare gli strumenti concettuali con i quali comprendere la natura. Specialmente dopo il pensionamento, si occupò anche di didattica promovendo il Centro per la Ricerca Didattica dell'ateneo e coordinando l'Area Scientifica della Scuola di Specializzazione per l'Insegnamento nelle Scuole Secondarie. Attivo nella Società Chimica Italiana, già presidente della locale sezione e poi della Divisone di didattica, ne ricevette nel 2003 la prima medaglia d'oro "Amedeo Avogadro" per meriti scientifici. Amici, colleghi e allievi ricordano la figura di Giacomo Costa, un protagonista dell'ateneo e della nostra città: chiunque gli sia stato vicino, gli è debitore di qualcosa.