Hiromi, la pianista “fisica” domani al Castello di Udine

UDINE Fra i nomi più popolari dell'attuale scena jazz c'è Hiromi. Sarà, quindi, una ghiotta occasione poter ascoltare la trentaseienne pianista giapponese domani alle 21.30, nel piazzale del Castello di Udine, dove proporrà "The Trio Project" e ciò nell'ambito della 25° edizione di "Udin&Jazz", rassegna cominciata la scorsa settimana e che andrà avanti fino al 31 luglio. Hiromi sarà sul palco con Anthony Jackson (chitarra e basso) e con Simon Phillips (batteria). Ed è curioso che Hiromi ha avuto proprio in Chick Corea, che chiuderà il festival, uno dei mentori: «L'ho incontrato quando avevo 17 anni - racconta - e ho avuto la fortuna di eseguire con lui una canzone a un suo concerto: questa esperienza mi ha davvero spinto a crescere ulteriormente. Ho poi avuto la possibilità di esibirmi nuovamente con Chick nel 2006 e abbiamo deciso di fare un album, "Duet", che è uscito nel 2007. Suonare con lui ha rappresentato e rappresenta ogni volta una straordinaria esperienza musicale di apprendimento». Un altro incontro fondamentale è stato quello con Ahmad Jamal… «Ho incontrato Ahmad quando avevo 21 anni. Il mio professore al Berklee era un suo buon amico e gli ha fatto ascoltare la mia musica. Se non fosse per lui non sarei su nessun palcoscenico di quelli che ora frequento. Ha davvero aperto le porte alla mia carriera ed è sempre stato estremamente incoraggiante. Non potrò mai ringraziarlo abbastanza ed è sempre un piacere stare assieme a lui. Non è soltanto un musicista innovativo, che non smette mai di cercare nuovi paesaggi musicali; è anche umanamente grandioso e con lui si fanno un sacco di risate. Il suo sorriso fa sempre sorridere anche me». Nel suonare lei ha un approccio molto fisico con lo strumento e anche la mimica del volto è molto accentuata: è un modo per rendere più teatrali le sue esibizioni, per coinvolgere maggiormente il pubblico? «Non l'ho nemmeno mai pensato: è un fatto naturale. Mi sento tanta gioia addosso quando mi esibisco, mi sento così viva...». Quanto, a suo avviso, c'è di giapponese nella sua musica? «Penso che sia qualcosa che dovrebbe essere lì, naturalmente. Proprio come tendo a inchinarmi nel salutare il pubblico, io non cerco di dimostrare che sono giapponese: anche questo è un fatto naturale». Può raccontare la sua esperienza con il trio che ascolteremo a Udine e cosa si aspetta da Anthony e Simon? «Ogni spettacolo che facciamo è un'esperienza di vita a sé: uno show non è mai uguale a un altro. Diamo tutto ciò che in quel momento abbiamo da dare. Abbiamo una chimica musicale sorprendente, e, ancora una volta, sarà una grande avventura musicale». ©RIPRODUZIONE RISERVATA