Primi arresti in Tunisia «Killer addestrato dall’Is»

ROMA Ci sarebbe una cellula del terrore dietro la strage sulla spiaggia di Sousse e non semplicemente l'azione di un lupo solitario. È questa la piega che stanno prendendo le indagini in Tunisia dopo che il ministero dell'Interno Najem Gharsalli ha annunciato la prima raffica di arresti di un gruppo di persone legate a vario titolo all'attentatore. Sette sarebbero le persone fermate, tra cui due a Sousse, una a Tunisi e un'altra a Kasserine. Ulteriori inquietanti rivelazioni cominciano ad emergere anche sul passato di Seiffeddine Rezgui. Il killer aveva lavorato come animatore nei resort di Sousse, forse anche in quello dell'Hotel Riu Imperial, come ha lasciato intendere il ministro del turismo di Tunisi, spiegando che questo potrebbe essere il motivo per cui il terrorista sapeva come muoversi nella struttura. E soprattutto, hanno rivelato fonti di polizia, Rezgui si sarebbe recato in Libia ad addestrarsi per tre mesi in uno dei campi dell'Isis a partire da marzo 2015, e là si sarebbe procurato il kalashnikov con il quale ha compiuto l'assalto di venerdì scorso. Stando agli ultimi sviluppi dell'inchiesta inoltre, il killer non sarebbe arrivato dal mare, ma si sarebbe recato sui luoghi del massacro a bordo di un'utilitaria, probabilmente guidata dai suoi complici. Una volta in spiaggia, armato di Ak-47, avrebbe iniziato a sparare. L'azione sarebbe durata in tutto circa 20 minuti, nei quali il killer avrebbe avuto modo di tirare anche alcune granate, avendo cura di risparmiare i locali e colpire invece esclusivamente i turisti. Una volta arrivato alla reception, passando per la piscina interna, sarebbe tornato sui suoi passi nella stradina che separa i resort e da lì, in una sorta di delirio di onnipotenza (qualcuno dice anche sotto effetto di anfetamine) si sarebbe allontanato per trovare la morte in un conflitto a fuoco con gli agenti di sicurezza. Ancora dubbi poi se nelle prime fasi della sparatoria egli fosse da solo. In un Paese ancora sotto choc dove continua la fuga di turisti, il premier Habib Essid ha annunciato la decisione di schierare mille agenti armati a pattugliare spiagge ed hotel per garantire maggior sicurezza. Nuove misure, che si aggiungono alla chiusura di 80 moschee ancora al di fuori del controllo statale. Bisognerà a questo punto vedere quanto potranno effettivamente funzionare. Qualche dubbio sorge infatti sulla capacità dell'intelligence tunisina se, almeno stando a molte testimonianze, Rezgui sarebbe stato elemento piuttosto noto per le sue inclinazioni violente ed estremiste nella città dove abitava, ovvero Kairouane. Lì infatti, oltre che negli studi in ingegneria, si sarebbe distinto, secondo Amin Sassi presidente del sindacato studentesco di sinistra Uget (Union générale des étudiants de Tunisie), per azioni facilmente inquadrabili come eversive. Per portare la loro solidarietà ai familiari delle vittime i tre ministri dell'Interno francese, Bernard Cazeneuve, inglese Theresa May, e tedesco Thomas de Maiziere, sono andati ieri a Sousse sui luoghi della tragedia ed hanno ribadito con forza che la Tunisia non è sola nella lotta contro il terrore.