Zaev: «Vogliamo libertà in Macedonia»

di Giovanni Vale wSKOPJE Zoran Zaev, il leader dell'opposizione macedone, passeggia sorridendo tra le tende installate davanti al palazzo del governo. I presenti continuano a reclamare le dimissioni del premier Nikola Gruevski, accusato di aver messo in piedi un regime autoritario e corrotto. Sono le due di notte, a Skopje, e Zaev non ha ancora lasciato il boulevard Iliden, luogo della manifestazione di domenica pomeriggio. Zoran Zaev, il suo invito ha radunato domenica decine di migliaia di persone. È soddisfatto? Sono molto orgoglioso di com'è andata. Ci siamo mostrati uniti e abbiamo mandato un messaggio forte e pacifico al tempo stesso: vogliamo le dimissioni del governo Gruevski e il ritorno della libertà e della democrazia in Macedonia. Ma non è troppo presto per festeggiare? Certo, ma bisogno tener presente che la battaglia che stiamo conducendo è iniziata tre mesi e mezzo fa. In tutto questo tempo siamo riusciti a mostrare a tutti, in patria come all'estero, quanto malvagio sia il governo Gruevski. E l'aver riunito domenica così tanti cittadini, di etnie diverse, è sicuramente un successo. Secondo lei quanto tempo ci vorrà perché Gruevski dia le dimissioni come chiedete? Spero non più di una settimana. Questo è il mio pronostico. Con la manifestazione abbiamo mandato un messaggio abbastanza forte, per cui spero che il primo ministro deciderà di dimettersi e di rendere così le cose più facili per i cittadini, per il Paese e anche per se stesso. Alcune voci dicono che lei sarebbe pronto a dimettersi se questa fosse la condizione imposta da Gruevski per lasciare. È vero? Sì, sono pronto a tutto pur di vederlo partire. Se questa fosse la sua condizione, non esiterei a dimettermi io stesso. Potrebbe anche concedergli un'amnistia sulle sue "colpe"? No, questo no. Gruevski è un cittadino come tutti gli altri e deve rispondere delle sue azioni in tribunale. Negli ultimi mesi lei ha pubblicato con regolarità decine di intercettazioni telefoniche riguardanti il governo, facendo emergere diversi scandali. Poche sono state però le rivelazioni sui membri del Dui, il partito albanese al governo con Gruevski. Come mai? Prevede una futura alleanza con loro? I membri del Dui sono molto attenti quando parlano al telefono, sanno di essere sorvegliati, nell'80% dei casi si limitano a dire "troviamoci in quel posto a quell'ora". Dopo le elezioni anticipate, l'alleanza si farà con il partito albanese più votato. Perché ha scelto di gestire lei stesso la pubblicazione delle intercettazioni e non le ha date, ad esempio, ad una Ong indipendente? Teme che siano rese pubbliche alcune conversazioni che la riguardano? No, assolutamente no, io non sono al potere, quindi non posso fare attività criminali con i fondi pubblici. Ma è sindaco della città di Strumica da dieci anni... E infatti in dieci anni abbiamo ricevuto più di 300 ispezioni governative. Non dimentichiamo che io ho le copie dei nastri, se ci fosse qualcosa contro di me il governo li avrebbe già utilizzati. E per quanto ne so, hanno 68 file su di me e ognuno di essi contiene 100 conversazioni telefoniche. Domenica sul palco, al suo fianco, c'erano diversi rappresentanti del Parlamento europeo. Un sostegno forse tardivo? No, l'Europa ha sempre seguito le vicende macedoni in questi anni, riportando costantemente sulla situazione dei diritti umani, dei media... Forse il loro errore è stato di essere stati troppo amichevoli, coprendo così ciò che faceva il governo qui. Ma resta il fatto che i nostri problemi sono interni e le soluzioni devono arrivare dall'interno non dall'Europa. ©RIPRODUZIONE RISERVATA