Lotta alla corruzione Ok alle pene più severe Sconti a chi collabora

di Natalia Andreani wROMA Dopo settimane di annunci e dietrofront, anche da parte del Guardasigilli Andrea Orlando, la maggioranza di governo avrebbe raggiunto un accordo sulle linee di riforme delle norme di contrasto alla dilagante corruzione. Un accordo condensato in nove punti anche se, in sostanza, si potrebbe parlare di "un accordo a metà". Dal disegno di legge che giovedì 17 sarà votato dalla commissione Giustizia del Senato in sede referente - dopo l'ennesimo slittamento - sparirebbe infatti uno dei capitoli più spinosi, quello del falso in bilancio con relative soglie: argomento che l'esecutivo, per aggirare faglie trasversali e non - sarebbe intenzionato a portare all'esame diretto dell'Aula. Il disegno di legge "anticorruzione" (il ddl S19) depositato da Pietro Grasso al Senato il lontano 15 marzo 2013, pur rimanendo fermo nel testo, potrebbe subire i seguenti emendamenti. Si comincia con l'aumento delle pene per il delitto di corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio (articolo 390 codice penale). La modifica consiste nell'innalzamento di due anni sia del massimo, che arriva così dagli attuali 8 ai 10 anni, sia del minimo, che passa dagli attuali 4 a 6 anni. Un secondo emendamento riguarda l'aumento delle pene per il delitto di induzione indebita a dare o promettere utilità (319 quater). La modifica consiste nell'innalzamento di un anno della pena minima, che arriva a 4 anni, e di due anni della pena massima, che arriva così a 10 anni. Il terzo punto dell'accordo prevede l'aumento della durata massima, da 3 a 5 anni, della pena accessoria dell'incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione. Quarto: estensione della pena accessoria dell'estinzione del rapporto di lavoro presso amministrazioni o enti pubblici, o a prevalente partecipazione pubblica, anche ai casi di condanna alla reclusione non inferiore a due anni e non più, come oggi, a tre anni, per i delitti di peculato, concussione, corruzione. Il quinto punto introduce una specifica circostanza attenuante (da un terzo alla metà della pena da irrogare) in favore degli imputati di delitti di corruzione che collaborino efficacemente con l'autorità giudiziaria. La fattispecie di concussione - sesto punto - viene estesa oltre che al pubblico ufficiale, all'incaricato di pubblico servizio. I condannati per i delitti di peculato, concussione e corruzione, dovranno poi pagare alla Pa una somma pari all'ammontare di quanto indebitamente il pubblico ufficiale o l'incaricato abbiano ricevuto. Un emendamento governativo prevede infine che nei procedimenti per peculato, concussione e corruzione, il giudice possa ammettere il patteggiamento solo se c'è il versamento anticipato e integrale di quanto costituisce prezzo o profitto del reato. L'ultimo punto riguarda la possibilità che il giudice subordini la sospensione condizionale della pena, nei suddetti delitti, alla restituzione integrale del maltolto. ©RIPRODUZIONE RISERVATA