Portorosega, la riforma mette a rischio l'autonomia

di Giulio Garau Entro febbraio si gioca il futuro del Porto di Monfalcone. Potrebbe restare tutto così, oppure lo scalo potrebbe in realtà passare sotto il controllo di Trieste in un unica Port Authority. Infine potrebbe accadere che si scelga anche una macroarea dell'Alto Adriatico che fa capo a Venezia. Queste in sintesi le ipotesi su cui starebbe lavorando il ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Maurizio Lupi. A fare luce sulle fusioni previste da quello che si chiamerà "piano nazionale della logistica e della portualità è "themeditelegraph", che ha rivelato le tre opzioni del piano, redatto per lo stesso ministero dall'advisor, Erns & Young. La prima ipotesi, come anticipato, prevede che «lo stato attuale venga confermato». Nel secondo caso, la soluzione definita "mild", è quella che propone accorpamenti con l'obiettivo di arrivare a 15 enti (più Catania) definiti "port-core". Monfalcone, in questo scenario, diventerebbe un'unità sotto un'unica Autorità portuale, quella di Trieste che dovrebbe raggruppare Trieste, Monfalcone, Porto Nogaro e Cervignano come realtà logistica con l'interporto. C'è anche una terza opzione, quella definita "hard" e che vede l'ipotesi della creazione di sei cluster imperniati sui corridoi logistici. A Monfalcone interessa quello Adriatico che prevede tutta una serie di porti, interporti e nodi logistici che vanno da Pescara a Bologna, sino Forlì, Parma e altre realtà come Venezia, Verona e Trieste. Resterebbero Autorità portuali Ravenna, Trieste, Ancona e Venezia. Anche in questo caso, come del resto nell'altra ipotesi "mild" Monfalcone non viene vista come sede di Authorithy. Un destino già annunciato del resto dopo l'entrata in vigore della legge regionale 12 del 2012, modulata assieme al Governo, che ha sancito il passaggio del porto di Monfalcone alla Regione stessa che si occupa di pianificazione strategica, della gestione e delle concessioni. All'Azienda speciale porto di Monfalcone che si è occupata fino a poco tempo fa di gestione è rimasto solo il compito della promozione. A decidere sulla riforma dei porti sarà comunque il governo, come ha spiegato pochi giorni fa lo stesso ministro Lupi. «Entro fine febbraio approveremo il piano della portualità e della logistica che dovrà essere condiviso con il Consiglio dei ministri e poi sottoposto al parere delle due commissioni» ha spiegato il ministro delle Infrastrutture e Trasporti a margine degli Stati generali di porti e logistica. «L'obiettivo non è nè il conservatorismo nè il consociativismo a noi interessa avere il coraggio di cambiare, costruire un futuro e non la conservazione del passato», ha aggiunto. Nel piano, ha confermato infine, è previsto anche l'accorpamento delle autorità portuali e la loro autonomia finanziaria. ©RIPRODUZIONE RISERVATA