Nuovo Senato, scontro frontale Pd-M5S

di Nicola Corda wROMA M5S all'attacco e Forza Italia chiede l'intervento di Mattarella. La battaglia sulla riforma costituzionale non si ferma e anche l'ultima mediazione fallisce. Il M5S rifiuta l'offerta del Pd e la seduta fiume alla Camera dei deputati va avanti a oltranza. La tensione resta alta, la notte precedente era passata tra gli attacchi alla presidente Boldrini, urla, cori e risse sfiorate. Insulti a raffica replicati ieri, lanciati all'indirizzo della presidenza «serva e schiava della maggioranza». La votazione sulla seduta fiume ha scatenato le proteste e le critiche di tutte le opposizioni anche se Fi e Lega avevano ritirato la maggior parte degli emendamenti ostruzionistici. «Chiediamo l'intervento del presidente della Repubblica - annuncia il capogruppo Brunetta - siamo sottoposti a una serie infinita di violenze democratiche, uno spettacolo orribile, delle cose mai viste in un Parlamento occidentale». L'azzurro insiste sui tempi forzati e accusa «una maggioranza incostituzionale che vuole riformare 40 articoli della Costituzione, usando strumenti regolamentari assolutamente dubbi, illegittimi e con le sedute fiume che si stanno trasformando in palude». Ci va giù duro anche il deputato Di Stefano che definisce «il Renzismo come il nuovo nazismo del ventunesimo secolo». Un parallelo enorme che fa saltare sulla sedia il relatore della legge Emanuele Fiano: «Quando sei un legislatore, avere un'insalata russa in testa al posto della storia, sei un pericolo». La maggioranza per ora resiste agli attacchi e concede solo le pause tecniche necessarie come quelle che avevano dato qualche speranza alla trattativa. Il ministro Boschi e gli esponenti del Pd avevano dato disponibilità ad accogliere due emendamenti su tre di M5S. Non basta. Il movimento non rinuncia al referendum abrogativo e propositivo senza quorum. Salta tutto. I grillini tornano sui banchi e annunciano la linea dura chiedendo un'altra sospensione di quattro ore e minacciando l'occupazione dell'aula. Mediazioni al palo anche con l'opposizione di sinistra. «Noi non partecipiamo a questo mercato» dice Arturo Scotto, capogruppo di Sel che mantiene circa 200 richieste di modifica presentate fin dall'inizio delle votazioni. Si va avanti a strappi i voti nel merito sono dettagli, c'è solo la Lega che prova a discutere sulle modifiche costituzionali che riguardano le Regioni, contestando «un ritorno al centralismo dello Stato» e giudicando l'impianto delle nuove norme «un duro colpo al federalismo». Lo scontro è tutto politico e anche una decisione come quella di inserire in Costituzione il rispetto della parità di genere nelle leggi elettorali, passa in secondo piano, anche se varrà per i sistemi di voto regionali che saranno la base elettiva del nuovo Senato. ©RIPRODUZIONE RISERVATA