Sotto la "Verginità" di Balla due quadri mai visti

Si è aperto ieri a Grasse, nel sud della Francia, il processo contro l'ex elettricista di Pablo Picasso, accusato dagli eredi del pittore di «ricettazione» per essersi appropriato indebitamente di ben 271 opere dell'artista, per un valore complessivo stimato a 60 milioni di euro. Pierre Le Guennec, un elettricista in pensione che tra il 1970 e il 1973, anno della morte di Picasso, aveva lavorato in varie residenze dell'artista, conserva le opere, che non sono firmate né datate, da ben 37 anni, sostenendo che fu il maestro a regalargliele. Ma gli eredi non hanno nessuna intenzione di credergli. Lui e la moglie Danielle, entrambi settantenni, dovranno spiegare ai giudici come sono entrati in possesso di una tale quantità di oggetti d'arte, conservati nel garage della loro casa a Mouans-Sartoux, nelle Alpi-Marittime. Nel processo a loro carico, si sono costituiti parte civile i figli del pittore, Claude Picasso, amministratore della Picasso Admi. di Cristina Feresin wGORIZIA Una nuova sezione del Museo della Grande guerra di Gorizia intitolata all'interventismo con la presenza, per un mese, di un dipinto mai esposto in precedenza al pubblico, realizzato da uno dei protagonisti del Futurismo, Giacomo Balla. Nell'ambito delle ricorrenze per il centenario della Grande guerra il tema centrale per l'anno in corso è rappresentato dall'entrata in guerra dell'Italia che fu preceduta da un lungo dibattito sull'intervento o sulla neutralità. Da queste premesse prende quindi vita il nuovo allestimento temporaneo "Interventismo, 1915-2015" del Museo della Grande guerra, che s'inaugurerà venerdì 13 alle 12, realizzato dai Musei Provinciali di Gorizia grazie alla collaborazione della Regione Friuli Venezia Giulia. Ma il vero e proprio evento risiede nella particolarità di questa opera, o meglio, nella recentissima scoperta che si configura piuttosto come un "disvelamento". Il dipinto del 1925 intitolato "Verginità", raffigurante una giovane donna nell'atto di velarsi, celava non poche sorprese. Il retro, malgrado fosse dipinto di nero, con titolo, anno e firma autografi ha rivelato, alla luce radente, degli ispessimenti anomali. L'intervento di restauro, durato dal 2010 al 2012, ha portato così alla luce un dipinto precedente, perfettamente conservato, che rappresenta, come afferma Fabio Benzi, «la più importante novità su Giacomo Balla emersa negli ultimi anni, ma anche una fondamentale acquisizione per la storia stessa del Futurismo». Dalla pulitura della vernice nera è affiorato un dipinto che appartiene a una precisa serie di opere eseguite da Balla tra la fine del 1914 e la primavera del 1915, da lui stesso definite "pitture interventiste", in quanto eseguite nel momento di grande tensione politica e culturale che vide la maggior parte degli intellettuali italiani schierati a favore dell'intervento dell'Italia, che si realizzò con la dichiarazione di guerra del 23 maggio 1915. Ma non è tutto. L'esame radiografico al dipinto interventista ha fatto emergere un ulteriore uso anteriore della tela da parte di Balla: sotto "Dimostrazione interventista" è emerso un paesaggio urbano divisionista dei primissimi del ‘900. Tre opere in una, quindi o meglio un "Balla³", come legittimamente si intitola l'esposizione. In mostra altri due dipinti a tema patriottico affiancano "Dimostrazione interventista", che successivamente sarà esposto all'Expo di Milano: "Sventolio di bandiere" e il bozzetto per "Dimostrazione XX settembre", nonché una ricca collezione di cartoline italiane di propaganda che, accanto ai manifesti, divennero i mezzi più efficaci di comunicazione di massa. Molti disegnatori infatti, come avvenne negli altri Stati europei, si misero al servizio della propaganda di guerra, altre volte funsero da coscienza critica nei confronti di un avvenimento che consideravano una grande sciagura. La mostra è accompagnata da un catalogo con testi di Fabio Benzi, Enrico Crispolti, Elena Gigli, Alessandra Martina e Raffaella Sgubin. ©RIPRODUZIONE RISERVATA