Marini: «Roma ha brillato per l'assenza»

TRIESTE «Come è avvenuto in Risiera per la Giornata della Memoria, anche alla Foiba di Basovizza in occasione del Giorno del Ricordo, è brillata, si fa per dire, l'assenza dei vertici parlamentari e del governo». La polemica arriva dal consigliere regionale Bruno Marini (Forza Italia) che non le manda a dire a Renzi. «Neanche la presenza di uno straccio di sottosegretario per onorare a Trieste due momenti che simboleggiano i drammi della nostra storia», dice l'esponente del centrodestra stigmatizzando la «ripetuta mancanza» di rappresentanti di governo e dei presidenti di Camera e Senato. «Ritengo sia particolarmente grave il fatto che - continua Marini - nel momento in cui si onora la storia affinché gli errori del passato non abbiamo più a ripetersi, le massime cariche dello Stato ignorino il dovere istituzionale della partecipazione». Ricordando come il percorso per arrivare al riconoscimento della verità sulle foibe e l'esodo è stato «lungo e segnato da profonde ingiustizie compiute da uno Stato che ha preferito per troppo tempo ignorare e dimenticare», Marini lo accomuna al "silenzio" di Roma verso Trieste «come è accaduto in queste due settimane». Quella di Marini non è l'unica tirata di orecchie e sottolineatura sulle "assenze" alla cerimonia di Basovizza. Tocca a un altro esponente forzista, il capogruppo in Consiglio comunale Everest Bertoli, puntare il dito contro il presidente dell'aula Iztok Furlanic espressione di Rifondazione comunista. Che è brillato per la sua assenza, fa capire, aggiungendo un'aggravente alla sua ormai storica uscita sui titini «liberatori di Trieste» che ha fatto scorrere fiumi d'inchiostro nei mesi passati e ha portato l'attuale presidente del Consiglio comunale a un passo dalla rimozione . Scelta voluta? In realtà, fa capire Furlanic, scelta ripetuta e ormai quasi istituzionale. «Alla Foiba di Basovizza - spiega - non mi sono mai recato in veste istituzionale, quindi è sbagliato dire che si notava la mia assenza, semmai era una conferma». Il presidente rimanda al mittente anche le accuse legate a un possibile vulnus istituzionale legato all'assenza proprio dei rappresentanti dell'assise cittadina di maggioranza. «Non è che non ci fosse nessuno. Era presente il vicepresidente Carmi». Ma da cosa nascono le motivazioni dell'assenza, anche quella, ormai, istituzionale. «Diciamo - commenta Furlanic - che non ci sono mai andato perché non ritengo opportuna la mia presenza là. La vedo come possibile fonte di polemiche, e dunque preferisco evitare». Un atto di "generosità", allora? No, anche la cognizione di chi sa di avere «una lettura della storia un po' diversa. Preferisco evitare - ammette il presidente - momenti di tensione. E ritengo che da parte di tanti non sarebbe neanche ben vista la mia presenza».