S&P; declassa la Grecia tensione con Bruxelles

di Andrea Di Stefano wROMA Una settimana all'insegna dell'altissima tensione per il braccio di ferro sulla Grecia. Ieri sera è arrivato l'ennesimo siluro per Atene: l'agenzia Standard & Poor's ha tagliato il rating del debito sovrano di Atene da B a B- con una previsione negativa. Il rating rimane ancora sotto osservazione con implicazioni negative, il che significa che potrebbe arrivare un altro declassamento. L'incertezza sui tempi e sui modi di un accordo per il debito greco rischiano di aggravare ulteriormente la situazione di Atene e, «nel peggiore degli scenari» portare all'uscita della Grecia dall'Unione economica e monetaria, scrivono gli analisti di S&P.; I giorni che ci separano dalla riunione straordinaria dell'Eurogruppo, convocata per l'11 febbraio subito prima del Consiglio europeo, saranno tutti all'insegna delle bordate tra la Grecia e i vertici dell'Ue. Ieri il presidente dell'Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem è stato molto netto: «Non facciamo prestiti ponte». A sostegno della posizione dei falchi anche ieri è intervenuto ancora Berlino: «Non si può semplicemente dire: non ci atteniamo alle condizioni sottoscritte, ma abbiamo bisogno di soldi», ha ribadito il ministro tedesco delle Finanze, Wolfgang Schaeuble. Le condizioni accordate alla Grecia nel programma di aiuti sono state «oltre ogni misura generose. Io lodo i successi della Grecia evidentemente di più di quanto non facciano molti greci. Cosa direbbero gli altri Paesi sottoposti a vincoli molto più stringenti? Rispetto le scelte degli elettori greci, ma rispetto anche gli elettori tedeschi e quelli degli altri Paesi europei». La riunione dei ministri delle Finanze dei 19 Paesi dell'Eurozona sarà nel formato di una cena di lavoro e comincerà alle 17,30. A Bruxelles nessuno fa previsioni sull'esito dell'incontro, ricordando che è comunque prevista, oltre al vertice Ue del giorno dopo, la riunione mensile dell'Eurogruppo il 16. La data limite per trovare un'intesa sui passi futuri resta il 28 febbraio, quando arriva a scadenza il programma di assistenza finanziaria per la Grecia. In vista di questi appuntamenti ieri è stata una giornata di relativa calma sui mercati: Milano ha ceduto in chiusura lo 0,28%, Parigi lo 0,26%, Francoforte lo 0,54% e Londra lo 0,18% mentre Atene ha registrato un -1,97% e lo spread sui titoli greci è sceso sotto la soglia del dieci punti al 9,77%. Proprio il ministro dell'Economia italiana ha cercato di uscire dal ping pong delle dichiarazioni da battaglia senza tregua assumendo i toni del pompiere: «la riunione dell'Eurogruppo e dell'Ecofin non è un conflitto fra due squadre ma la ricerca di una soluzione condivisa e anche questa volta sarà così». A proposito del recente incontro con l'omologo greco Yanis Varoufakis, Padoan ha spiegato di avere condiviso con il neo-collega «le lezioni apprese in Europa». «Abbiamo parlato soprattutto di metodo generale e gli ho confermato che l'Italia è fortemente interessata a una soluzione comune» ha aggiunto Padoan, che ha definito «del tutto fuori luogo» l'ipotesi di una uscita della Grecia dall'euro. Certo, le decisioni della Bce di non accettare più i titoli di Stato greci come garanzia di liquidità per le richieste degli istituti ellenici complica il lavoro del nuovo esecutivo, ma Padoan ha voluto precisare che «l'intervento della Banca centrale europea è opportuno e necessario perché deve lavorare all'interno di regole condivise». Il ministro non ha risparmiato peraltro frecciate ai fautori del rigore a ogni costo, quelli che - nel nord Europa - hanno bollato come un cedimento le recenti decisioni della Banca centrale europea. Padoan si è definito «molto in disaccordo» con quanti ritengono che solo «una politica monetaria dura e restrittiva, con uno spread alto, è uno stimolo a fare le riforme». Queste - ha aggiunto - sono un frutto «della consapevolezza interna della loro necessità, non di pressioni esterne». «Il Quantitative Easing - ha ribadito - è più importante di quanto si pensi». Padoan ha scelto anche di toccare esplicitamente il delicatissimo tema della mutualizzazione: che si tratti di debiti o di impegni verso i correntisti bancari è la chiave per uscire davvero dalla crisi il cui «insegnamento fondamentale è che l'euro non è? Necessariamente irreversibile: lo sarà quando la mutualizzazione avrà superato una soglia critica». Il ministro ha ricordato come fra i pilastri dell'unione bancaria il più debole sia quello del «meccanismo comune di tutela dei depositi e di backstop pubblico». E questo, per Padoan «non è casuale, perché richiede una mutualizzazione più alta». Questa condivisione degli oneri, ha concluso, «è la questione centrale del dibattito europeo». ©RIPRODUZIONE RISERVATA