Il Kosovo si sta svuotando 20mila partenze al mese

di Stefano Giantin wBELGRADO In passato si emigrava per sfuggire alla repressione del regime di Milosevic, poi alla guerra. Oggi si scappa da un'economia asfittica, dalla disoccupazione, dalla povertà, da un Paese che molti pensano non possa avere un futuro. O quantomeno che non possa dare loro pane e lavoro. È il Kosovo, 1,8 milioni di abitanti, intorno ai 500mila i disoccupati, remota l'adesione all'Ue e ancora fuori dalla "lista bianca" Schengen. Kosovo da dove sono sempre di più le persone che abbandonano tutto per tentare di entrare illegalmente nell'Ue per chiedere – inutilmente – asilo politico. A raccontare le dimensioni dell'esodo in corso, molti media locali e vari testimoni oculari come il parlamentare kosovaro dei ranghi dell'opposizione, Jahja Lluka. Lluka che una sera di qualche giorno fa ha deciso di fare un salto al terminal degli autobus di Pristina, scattando qualche foto col cellulare. Foto che mostrano decine e decine di persone, famiglie con bambini piccoli, qualche anziano. Tutti in procinto di salire su pullman strapieni, direzione Belgrado. «Cari amici», ha scritto Lluka sul suo profilo Facebook, «sono appena tornato dalla stazione degli autobus per dare uno sguardo ancora una volta all'esodo dei nostri connazionali». Il «Kosovo si sta svuotando», ha continuato Lluka. «In un'ora - ha continuato il politico kosovaro - ho osservato otto autobus» lasciare Pristina, «pieni di gente». E ogni notte è la stessa storia, con una decina di bus che lasciano Pristina, ma anche Gnjilane e Urosevac. E tutti i posti sulle corriere che viaggiano lungo la direttrice Pristina-Belgrado sono già stati prenotati fino al 10 febbraio. Belgrado che è la prima tappa di un viaggio più lungo. Da lì, si prosegue alla volta della frontiera con l'Ungheria. Frontiera che viene superata, legalmente o meno. Poi, i più fortunati continuano verso Germania, Francia e Austria. Tutti o quasi chiedono asilo politico quando vengono fermati da polizia o agenti di frontiera. Asilo che viene regolarmente rifiutato perché non esistono le basi per concederlo ai cosiddetti "migranti economici" , protagonisti di un esodo dalle dimensioni assai marcate. Il quotidiano "Koha Ditore" ha calcolato nei giorni scorsi in circa 20mila i kosovari che sono partiti da Pristina verso Belgrado solo a gennaio e una media simile sarebbe stata mantenuta anche nei mesi precedenti. Ancora più allarmanti i dati resi pubblici martedì dal ministero dell'Educazione di Pristina. Nell'ultima parte del 2014 e a inizio 2015, sono stati più di 5mila gli studenti e gli alunni che sono stati "cancellati" dai loro genitori dalle scuole nazionali. Perché partiranno con le loro famiglie avendo come meta l'Europa più ricca. Una migrazione di difficile controllo composta da richiedenti asilo che diritto di essere accolti non hanno, perché fuggono "solo" dalla povertà. Come risolvere il problema? Soluzioni - controverse - potrebbero arrivare prestissimo da Budapest, dove sono già 13mila le richieste d'asilo quest'anno, 43mila quelle del 2014. Budapest dove la Fidesz del premier Orban, per bocca di un alto papavero del partito, Lajos Kosa, ha annunciato a fine gennaio che il governo perfezionerà presto nuove procedure sull'asilo politico – che anche Vienna, 2mila richiedenti asilo dal Kosovo a gennaio, potrebbe copiare. Procedure che abbatteranno i tempi d'attesa per il riconoscimento o il respingimento. Dai 30 giorni attuali si scenderà a tre giorni, ha annunciato la Fidesz. Procedure che dovrebbero essere applicate ai richiedenti asilo provenienti da "Paesi sicuri", quelli balcanici, che praticamente saranno rimandati subito indietro. Oppure non potranno neppure passare la frontiera, almeno nei pressi di Asotthalom, paesino magiaro governato dall'ultradestra, già celebre per le pattuglie di "vigilantes" in funzione anti-immigrazione. Paesino che, secondo il sindaco Toroczkai, potrebbe essere protetto con l'innalzamento di una cancellata per sbarrare il confine, da finanziare con fondi Ue. ©RIPRODUZIONE RISERVATA