Caos sull'Unione dei Comuni Sindaci del Carso in rivolta

di Maddalena Rebecca La Regione gioca d'anticipo e disegna la nuova geografia istituzionale del Fvg, inserendo tutti i Municipi della provincia di Trieste all'interno di un'unica Unione territoriale intercomunale? Le amministrazioni interessate rispondono. Muovendosi, però, in ordine sparso: Trieste e Muggia da una parte della barricata - quella favorevole all'aggregazione con i "cugini" dell'Altipiano, in linea con le indicazioni della giunta Serracchiani -, i Comuni del Carso dall'altra. Un copione già visto, che ripropone le stesse identiche posizioni espresse sei mesi fa. Come se di mezzo non ci fosse stata un'estenuante mediazione politico-istituzionale sfociata poi nell'approvazione del "regime differenziato", una sorta di trattamento su misura per il territorio della provincia triestina, studiato per assicurare a tutti gli attori, anche ai più piccoli, significativi margini di autonomia. E, soprattutto, come se la riforma Panontin, quella che appunto introduce le Unioni, non fosse nel frattempo diventata legge a tutti gli effetti. Per i "contras" del Carso, insomma, i margini di azione sembrano essere pochi. La protesta contro il nuovo assetto amministrativo, accusato di non tenere nella giusta considerazione la specificità legata alla presenza della minoranza slovena, appare cioè quasi fuori tempo massimo. Come riconosce, non senza una punta di amarezza, anche Stefano Ukmar, consigliere regionale Pd espressione di quella stessa minoranza. «Se tratti per un anno intero con la concessionaria in vista dell'acquisto di una macchina, al momento della consegna non puoi tornare indietro e dire "ci ho ripensato, non la voglio più perché credo non funzionerà bene" - spiega l'esponente dem -. Credo che portando avanti questa linea, i sindaci dei Comuni del Carso non facciano un favore alle ragioni delle loro autonomie. Il loro è uno sbaglio, che rischia di tradursi in un suicidio amministrativo, visto che la non adesione all'Unione comporterà il taglio del 30% dei fondi regionali, come previsto dalla riforma». Uno sbaglio tanto più evidente, rincara la dose Roberto Cosolini, se si considera il risultato raggiunto per l'area giuliana poco prima dell'approvazione della legge. «Il regime differenziato introdotto per le Unioni sopra i 100mila abitanti come la nostra, prevede che ben 9 delle 20 funzioni assegnate ai Comuni vengano gestite in maniera indipendente - chiarisce il sindaco -. Prendiamo i servizi educativi: Trieste, in qualità di Comune maggiore, se li gestirà da solo, mentre gli altri Municipi li amministreranno in forma associata all'interno dell'Uti. Un importante elemento di garanzia, che disegna una sorta di Unione a geometria variabile e tutela sia le esigenze di una realtà come la nostra, che conta l'87% della popolazione della nuova forma aggregata, sia le specificità dei Comuni minori. Tornare a mettere in discussione questo modello, peraltro condiviso dal Pd che partecipa al governo di tutte le amministrazioni del Carso - conclude Cosolini -, non aiuta nessuno». Dello stesso avviso il sindaco di Muggia, Nerio Nesladek. «La legge di riordino degli enti locali - scrive nel testo dell'ordine del giorno, concordato con il suo partito, che lunedì verrà sottoposto per l'approvazione in Consiglio comunale - avvia il necessario percorso di modernizzazione e razionalizzazione del sistema amministrativo, rafforzando in senso positivo i rapporti tra Comuni minori e città capoluogo e valorizzando quella vocazione europea che i Comuni della fascia di confine sono chiamati a svolgere. Le aggregazioni previste dalla riforma, quindi - conclude Nesladek - non solo non possono essere ridotte, ma vanno addirittura estese nelle forme collaborative, per comprendere se possibile anche l'area isontina». ©RIPRODUZIONE RISERVATA