Mattarella: «Servono riforme e lavoro»

Campane a festa, salve di cannone, onori militari: Roma blindata (c'è anche Tsipras nel pomeriggio) per il giuramento del presidente della Repubblica. Una vera e propria "liturgia" repubblicana. Alle 9.30 il presidente della Repubblica viene prelevato dalla sua abitazione (in questo caso la foresteria della Corte costituzionale) e accompagnato a Montecitorio a bordo di un'auto della presidenza della Repubblica scortata dai carabinieri motociclisti. La partenza è segnata dalla campana maggiore di Montecitorio, che suonerà fino al suo arrivo alla Camera, previsto alle 9.40. Aperta la seduta, il capo dello Stato si alzerà in piedi per pronunciare la formula del giuramento: «Giuro di essere fedele alla Repubblica e di osservarne lealmente la Costituzione». In quel momento vengono sparate 21 salve di cannone e la campana di Montecitorio torna a suonare. Poco dopo le 10 il capo dello Stato rivolgerà il suo messaggio alla Nazione. Alle 10.45 il corteo presidenziale si sposterà all'Altare della Patria per l'omaggio al Milite Ignoto. Mattarella salirà al Quirinale lasciando piazza Venezia a bordo della Lancia Flaminia 335 (foto). Giunto al Quirinale riceverà gli onori militari. Poi salirà allo studio alla vetrata dove avrà un colloquio con il presidente uscente Napolitano. Alle 11.30 breve discorso del presidente supplente Pietro Grasso, quindi parola al nuovo capo dello Stato. La diretta tv su Sky sarà fruibile anche dai non udenti. di Gabriella Cerami wROMA Lascia la toga per salire, da dodicesimo capo dello Stato, sul Colle più alto. Sergio Mattarella ieri si è dimesso da giudice costituzionale, un saluto non formale ai colleghi e poi, dietro le sue spalle, si è chiuso il portone della Consulta, perché da oggi il nuovo presidente della Repubblica risiederà dall'altra parte della strada, nel vero senso della parola, cioè nel palazzo del Quirinale. Il capo dello Stato ha trascorso la vigilia del suo insediamento ufficiale e del giuramento davanti alle Camere chiuso nel suo studio, con i collaboratori più fidati accanto a lui, a limare il discorso che oggi dirà davanti alle Camere. Discorso che non sarà lungo, si preannuncia asciutto, della durata di venticinque minuti, e non mancherà, nella sua concretezza, di sottolineare le difficoltà in cui si trova il Paese e la necessità di una scossa. Quindi, avrà una forte idea di rinnovamento. Rinnovamento delle Istituzioni ma soprattutto dell'Italia perché Mattarella si dice "sereno", per il compito che ha assunto, ma nello stesso tempo "preoccupato". Così il suo pensiero andrà alle speranze degli italiani e ai problemi di chi non ha il lavoro. Dunque, il capo dello Stato solleciterà le riforme economiche, nella piena libertà del Parlamento, e si rivolgerà all'Europa per ricordare quanto sia importante perseverare sulla strada della crescita. Nessuna ricetta ma sicuramente un monito al Parlamento, al governo e alla società civile affinché si lavori uniti. Perché solo così si potrà risanare il Paese dopo la crisi. Intanto la Lancia Flaminia 335, la decappottabile a sette posti, che accompagnerà il presidente della Repubblica dall'Altare della Patria al Colle, è pronta. Così come è tutto pronto a Montecitorio per accogliere il nuovo capo dello Stato che si appresta a giurare davanti ai Grandi elettori e all'Italia intera. Per tutta la giornata di ieri, nel palazzo della Camera, è stato un via vai di tecnici e di operai. Chi puliva i vetri e chi rimetteva a posto i tappeti. Chi sistemava le telecamere nei punti strategici e chi effettuava gli ultimi sopralluoghi. Nulla adesso è fuori posto. I corrimano sono stati pitturati, alcune pareti ritinteggiate e le cornici dei dipinti lucidate. Stesso discorso vale per il Quirinale, che è pronto ad accogliere il nuovo inquilino che abiterà sul Colle più alto per i prossimi sette anni e dove oggi è in programma la cerimonia ufficiale con le più alte cariche dello Stato e i leader politici, e il passaggio di consegne con il presidente emerito Giorgio Napolitano. Segno che la vita quotidiana di Mattarella cambierà. Non ci sarà più la mensa della Consulta, dove fino a ieri il capo dello Stato eletto ha mangiato e dopo ha salutato i funzionari e il suo staff alla presenza dei giudici costituzionali. È a loro che ha rivolto, con un sorriso affettuoso, queste parole: «Mi dispiace che il presidente della Repubblica, una volta cessato dalle sue funzioni, non sia destinato a diventare giudice costituzionale, perché mi sarebbe piaciuto tornare a stare alla Corte». Infine ha pronunciato la formula di rito e si è congedato dall'incarico, essendo stato eletto presidente della Repubblica. Subito dopo Mattarella è tornato nel suo studio per limare il discorso. Dal quale farà trapelare un'idea della politica che non deve essere né gridata né distante dalla vita fuori dal palazzo. Di certo proverà a dare coraggio ai cittadini e a unire. Lascerà intendere come in tempi così travagliati lui voglia porsi non solo come garante dell'unità nazionale ma voglia anche lavorare, con le sue doti di paziente mediatore, a prevenire i conflitti prima ancora che a gestirli. ©RIPRODUZIONE RISERVATA