Tsipras: «La Grecia pagherà i suoi debiti»

La sinistra radicale spagnola è scesa in piazza per gridare che «il cambiamento è possibile»: circa centomila persone hanno sfilato per le strade di Madrid sotto le bandiere di Podemos, il movimento anti-austerity che potrebbe dare un'altra scossa al panorama politico europeo, vincendo le elezioni in programma a fine anno, sulla scia del successo di Syriza in Grecia. Il corteo - formato da decine di migliaia di persone arrivate da tutta la Spagna - è partito in tarda mattinata dalla centrale Plaza Cibeles per poi convergere a Puerta del Sol, tra striscioni repubblicani e greci e slogan come «politici, la gente si sta svegliando», o «finirà il tempo del Psoe», fino al più curioso «tic toc», per scandire il conto alla rovescia che potrebbe portare Podemos alla guida del Paese, come rivelano gli ultimi sondaggi, al termine di un decisivo anno elettorale: le comunali e le regionali il prossimo 24 maggio e sopratutto le politiche a novembre. n piazza c'era lo stato maggiore del partito nato dal movimento degli Indignados (che dal 2011 protestano contro il governo di fronte alla grave crisi economica). MILANO La Grecia onorerà i suoi debiti e «non cerca il conflitto» con la Ue. Il suo nuovo governo «non ha mai avuto intenzione di agire unilateralmente sul debito» e vuole solo «tempo per respirare e creare un nostro programma di ripresa a medio termine». Dopo lo scontro ad alta tensione tra il presidente dell'Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem ed il ministro delle finanze Yanis Varoufakis,e l'ennesimo tracollo della borsa di Atene, è Alexis Tsipras a rassicurare direttamente l'Europa con un nota che non lascia dubbi sin dalle prime parole: «Il mio obbligo di rispettare il chiaro mandato ricevuto dal popolo greco di mettere fine alle politiche di austerità e tornare ad una agenda di crescita non implica in alcun modo che noi non rispetteremo i nostri obblighi sui prestiti verso la Bce ed il Fmi». Poi il premier chiarisce che «le riflessioni con i partner europei sono appena cominciate», ovvero che la Grecia è pronta a trattare e cerca un accordo «con benefici reciproci». Così nei palazzi di Bruxelles si tira un sospiro di sollievo. Gli staff di Juncker e Tsipras sono al lavoro per trovare una data per un primo faccia a faccia diretto, possibilmente la prossima settimana. Ma intanto fonti europee osservano che «le cose si stanno calmando» e che «l'importante è cominciare a trattare» e «vedere i piani concreti». Le parole di Tsipras danno l'idea che Atene abbia finalmente tolto dal tavolo l'ipotesi del taglio del debito. Che provocherebbe una reazione a catena negli altri paesi sotto troika, come Spagna, Irlanda, Portogallo o Cipro. Per il resto, molto si può fare. A cominciare dal togliere di mezzo proprio la troika. Lo stesso Juncker lo ha già detto: «Nella forma attuale non dovrebbe avere un futuro». Al suo posto il presidente della Commissione propone una struttura parlamentare, con membri del parlamento Ue e nazionale, che valuti gli accordi tra governo greco e Ue. A piacere a Bruxelles è anche la promessa di Tsipras di «radicali riforme contro l'evasione fiscale, la corruzione e le politiche clientelari». Il comunicato del premier arriva poche ore dopo che la stessa Angela Merkel, dalle pagine dell'Hamburger Abendblatt, esclude in prima persona un nuovo haircut. Quello già fatto, afferma, «è stata una volontaria rinuncia dei creditori privati, un nuovo taglio del debito non lo vedo». Di fatto ribadisce quanto già detto nei giorni scorsi dal suo portavoce e dal ministro delle finanze, Wolfgang Schaeuble, e probabilmente ripetuto anche ieri sera nella cena con Francois Hollande, ospiti di Martin Schulz a Strasburgo. Oggi però, per la prima volta dal giorno della vittoria elettorale di Syriza riconferma che «l'obiettivo è, adesso come prima, che la Grecia resti membro dell'eurozona». Poi torna a garantire la «solidarietà» europea alla Grecia e gli altri «paesi particolarmente colpiti dalla crisi», ma solo se «intraprendono le riforme e le misure di risparmio». Intanto anche la Bce chiarisce che potrebbe abbandonare Atene.