Jadran, Diviach ci crede «Qualche gioia arriverà»

TRIESTE Un cauto ottimismo ma soprattutto ancora molti stimoli. Marco Diviach vive così il suo momento allo Jadran Franco, l'annata del ritorno sul parquet, la stagione scandita dai tormenti della lotta salvezza e dalle tribolazioni personali legate alla riconquista della condizione atletica. Da qualche settimana l'ex Pallacanestro Trieste, Napoli e Fortitudo Bologna sta riprendendo confidenza con un maggior minutaggio in campo e sempre con la gratifica della doppia cifra di bottino, temi che provano a regalare qualche dose di timida speranza allo Jadran, coniugata magari all'attesa sul parquet di Alfredo Moruzzi, il neo acquisto dei plavi: «Ci serviva anche esperienza e l'arrivo di Moruzzi servirà a compensare questo vuoto - afferma Marco Diviach -. Nel frattempo io io sto cercando di recuperare dopo lo stiramento e attualmente il problema è lo stato atletico, ci vuole purtroppo ancora pazienza». Già, la pazienza. La classifica dello Jadran invoca invece solo punti, accantonando i profili del bel gioco a favore di una immediata concretezza: «Il nuovo allenatore ha dato la scossa inevitabile, anche positiva - aggiunge Diviach -: il problema prima non era però il coach, eravamo noi come concetto di squadra, dovevamo in qualche modo essere più compatti e forse maggiormente convinti. Credo che lo Jadran abbia ancora molto da dire - ribadisce - e qualche buona soddisfazione arriverà, ne sono sicuro». Marco Diviach appare soprattutto convinto anche della sua scelta di vita, quella che lo fa giostrare quotidianamente tra il lavoro alla Fincantieri, gli allenamenti serali e l'impegno del fine settimana a zonzo per l'Italia: «Sono ancora fortemente stimolato e altrettanto convinto di quanto sto facendo - commenta il giocatore -. Sono infatti contento della chiamata dello Jadran ma non perdo mai di vista l'importanza dell'impegno professionale, la scelta che ho fatto dopo la laurea. Certo, in questo campionato ho rivisto molti amici giocatori professionisti scesi di categoria e magari ripenso ai tempi provati da professionista del basket, è vero, ma credetemi, una volta sul parquet la voglia e la passione ci rende tutti uguali, con la "fame" di fare bene e lottare. Sotto questo aspetto non è cambiato proprio nulla». Questo il Diviach pensiero, una delle armi su cui lo Jadran può e deve far leva per tentare un miracolo chiamato salvezza. E nella prossima stagione? Se la "fame" di basket dovesse aumentare ? «Non si può mai dire niente nella vita e nello sport - taglia corto Diviach -: io ho mantenuto la voglia di perfezionarmi e di giocare, chissà. Intanto la battaglia con lo Jadran è ancora aperta, ripeto, possiamo ancora levarci qualche grossa soddisfazione». Francesco Cardella