Europa pronta al dialogo: «Ma ora rispettare i patti»

di Lorenzo Robustelli wBRUXELLES Nella capitale dell'Unione europea sono in pochi a festeggiare la vittoria di Syriza in Grecia, però dopo il voto i toni da bellicosi si son fatti più dialoganti. Il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, popolare, non è stato il primo a parlare, ha un poco annusato l'aria, per poi dirsi pronto al confronto con Alexis Tsipras, dopo aver passato le settimane precedenti al voto ad ammonire i greci del pericolo che correvano votando a sinistra. Ieri mattina, entrando ad un vertice a quattro con il presidente della Bce Mario Draghi, quello del Consiglio europeo Donald Tusk e quello dell'Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem che ha preceduto la riunione del club della moneta unica ha detto di non essere "nervoso" e di essere «pronto a lavorare strettamente con qualsiasi governo». Ha dovuto ripetere l'ammonimento che «noi abbiamo delle regole stabilite in accordo con il (precedente) governo greco», ma poi ha detto: «Vedremo quali sono le domande del nuovo governo e ne discuteremo come facciamo con tutti i governi». Il messaggio più esplicito l'ha mandato il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz, che si è congratulato con Tsipras, definendolo «un pragmatico che sa benissimo che dovrà fare dei compromessi, sia nel suo Paese sia esternamente». Draghi ha invece ricordato ai greci che la loro situazione sul fronte tasse non è così? drammatica: «La pressione fiscale, contributi sociali inclusi, era al 34,2% nel 2013, ben al di sotto della media sia dell'Eurozona che dell'Ue a 28». I nodi verranno al pettine immediatamente. L'attuale programma di assistenza alla Grecia terminerà il 28 febbraio. «Dal primo marzo non ci sarà nessun programma», spiegano i tecnici. Lo si potrebbe estendere oltre, a nuove condizioni, o la Grecia potrebbe decidere di farne a meno. «L'estensione del programma è una delle cose di cui discutere», ammette Dijsselbloem, il quale spiega anche che non vede «sostegno per una cancellazione del debito». Dunque probabilmente ci sarà un nuovo programma, tutto da scrivere. «Lavorare con l'Eurozona significa accettarne le condizioni e i compromessi», ricorda Dijsselbloem. La situazione per ora, anche perché Syriza non ha avuto la maggioranza assoluta, spaventa le Borse europee, che hanno reagito al risultato del voto con qualche movimento, ma avevano già scontato il risultato nei giorni scorsi e in generale hanno chiuso in positivo, tranne quella di Atene che ha subito un crollo del 3,2 per cento. Del risultato greco ne approfitta per sostenere la linea italiana sulla politica economica il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan. «Dalle elezioni greche arrivano due importanti messaggi - sostiene -: in Europa servono più crescita e occupazione, e occorre una soluzione comune a questi problemi che sia compatibile con gli equilibri esistenti e sostenibile nel tempo». In Europa il più aperto verso il nuovo governo di Atene è il presidente francese François Hollande, che si è augurato che i due Paesi possano «proseguire la stretta collaborazione per raggiungere la crescita e la stabilità della zona euro, in uno spirito di progresso, solidarietà e responsabilità». Secondo il premier britannico David Cameron invece «le elezioni greche aumenteranno l'incertezza economica». Il portavoce della Merkel, Steffen Seibert, ha sottolineando che «è importante che il nuovo governo agisca per accelerare la ripresa economica della Grecia, e questo significa anche mantenere gli impegni già presi». lorenzo@robustelli.eu ©RIPRODUZIONE RISERVATA