Taglio da 92 a 1.395 euro al mese per i "pensionati" di Palazzo

TRIESTE Per Nereo Battello, in Consiglio regionale dal 1978 al 1983, il taglio del vitalizio sarà minimo: 92,17 euro al mese. Poco male visto che l'avvocato di Duino aggiunge ai circa 2mila euro lordi dell'assegno Fvg anche i 3.408 euro netti della pensione da parlamentare Pci per due legislature. La solidarietà chiesta dal Consiglio in carica agli ex è del resto progressiva: chi più prende più dovrà dare. Ferruccio Saro, che somma 6.202,93 euro lordi dalla Regione e 4.479,60 euro netti da Roma è l'esponente politico che dalla legge taglia-vitalizi in aula la prima settimana di febbraio conterà le perdite più alte. Gli toccherebbe, dato che la sua pensione regionale supera il tetto dei 6mila euro, una decurtazione del 15%, ma anche l'ex pidiellino ha il doppio vitalizio e dunque vedrà l'assegno di piazza Oberdan ridotto di un ulteriore 7,5%. Il 22,5% complessivo si tradurrà in 1.395,66 euro lordi mensili in meno, vale a dire quasi 56mila euro al 30 giugno 2018 se il prelievo scatterà dal prossimo marzo. Accanto a Battello e Saro sono altri 8 gli ex cui la pensione "conquistata" a Palazzo in Friuli Venezia Giulia verrà tagliata con una percentuale aggiuntiva del 50% rispetto a quella ordinaria. Si tratta del democristiano Diego Carpenedo (305,46 euro mensili lordi in meno), classe 1935, friulano di Paluzza, tre legislature in Regione (e vitalizio attualmente di 5.091 euro lordi) e due a Palazzo Madama (3.408 euro netti). A seguire, in ordine decrescente di taglio mensile, il monfalconese della Dc Paolo Micolini (177,75), il siciliano del Pci Antonino Cuffaro (152,60), il triestino di Forza Italia e del Pdl Roberto Antonione (143,52), il monfalconese del Pci, il più anziano della lista con i suoi 91 anni, Silvano Bacicchi (143,52), il socialista Gabriele Renzulli (136,54), il centrista Angelo Compagnon (133,31) e il democristiano di Fontanafredda Giovanni Di Benedetto (107,63). Per chi invece ha un solo vitalizio, quello regionale, la riduzione andrà dal 6 al 15% senza "tassazioni" straordinarie. Il prelievo più alto riguarderà dunque i primi sei importi (tutti a quota 6.437 euro mensili lordi), quelli di Roberto Antonaz, Giancarlo Casula, Giovanni Cocianni, Gianfranco Moretton, Antonio Tripani e Salvatore Varisco: la Regione chiederà loro un contributo di 965 euro lordi al mese. Poco meno, 948 euro, all'ex presidente della giunta Giancarlo Cruder, e 913 euro a Pietro Zanfagnini. Scendendo sotto i 6mila, l'ex presidente d'aula Antonio Martini (assegno oggi di 5.968 euro) dovrà lasciare in Regione 716 euro al mese, mentre la lunga schiera da 5.851 euro mensili (tra gli altri Franco Brussa, Roberto De Gioia, Sergio Dressi, Isidoro Gottardo, Roberto Molinaro, Adriano Ritossa, Alessandro Tesini e Renzo Travanut) dovranno fare a meno, mese dopo mese, di 702 euro. Qualche altra somma verrà recuperato con le nuove regole per quel che riguarda la reversibilità. Modificando la legge 38 del 1995, che all'articolo 16 dispone che hanno diritto a conseguire una quota pari al 60% dell'assegno vitalizio, nel caso di morte del consigliere, il coniuge o il convivente more uxorio, la bozza partorita mercoledì prevede invece l'erogazione ai soli coniugi e non più ai conviventi. Intervento pure sull'articolo 17 della 38 lì dove si precisa che in caso di morte successiva del coniuge o del convivente, la quota dell'assegno venga suddivisa tra i figli fino al ventiseiesimo anno di età se studenti o titolari di reddito inferiore a quello previsto per le persone fiscalmente a carico. Dalla prossima approvazione della legge beneficeranno dell'"eredità" solo gli under 18. E c'è infine da mettere in conto pure un risparmio sui prossimi eletti con diritto al vitalizio che decidano di anticipare la riscossione dai 65 ai 60 anni: la bozza partorita mercoledì prevede una penalizzazione del 2,5% per ciascun anno di anticipo. (m.b.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA