"Stretta" contro i jihadisti per decreto

di Fiammetta Cupellaro wROMA Slitta a domani l'esame delle norme anti terrorismo su cui da settimane stanno lavorando i tecnici del ministero dell'Interno e della Giustizia. E non sarà più un disegno di legge, ma un decreto. Dunque, immediatamente esecutivo. Un'accelerazione che dà l'idea della gravità della minaccia jihadista per l'Italia e la volontà del governo di stringere i tempi. Tra le misure più importanti, l'inasprimento delle pene per i foreign fighters, gli estremisti islamici che vivono in Europa, ma rispondono ai comandi di al Qaeda o dell'Is; il giro di vite contro il proselitismo e l'odio razziale sul web; il ritiro del passaporto per chi inneggia alla Jihad o recluta militanti da spedire nei territori di addestramento in Medio Oriente. È stato lo stesso premier, in un giornata convulsa dal punto di vista politico, a spiegare il motivo del cambiamento di rotta. «Lo scopo è di tenere insieme al pacchetto sicurezza, le nuove norme che riguardano le missioni internazionali. Alfano ha già annunciato che il testo sarà pronto per il Consiglio di domani» ha precisato Renzi. Oltre ad un testo pronto solo a metà, era subentrato anche un problema di tipo burocratico che ostacolava l'approvazione dell'intero pacchetto. Non potendo fare molti decreti in assenza del Presidente della Repubblica e dovendoli sottoporre alla firme del Presidente del Senato Pietro Grasso, si è voluto riunire in un unico provvedimento sia l'anti terrorismo che le missioni internazionali. Nel frattempo, il livello di allarme continua a rimanere alto in tutta Italia. Dopo la notizia dell'espulsione dei nove sospetti jihadisti di Roma e l'informativa urgente inviata al Viminale dalla Liguria circa la presenza di quattro persone sospette, ieri è stata resa nota l'espulsione di uno studente iscritto alla Normale di Pisa. Furkan Semih Dundar, 25 anni, turco, non aveva nulla del fondamentalista islamico. Dottorando di fisica alla Normale dove era entrato superando una durissima selezione (terzo su otto candidati) Furkan inviava mail a siti governativi italiani e statunitensi minacciando di farsi esplodere davanti alle ambasciate. Gli investigatori informatici sono risaliti allo studente turco che il 26 dicembre scorso è stato rimpatriato. E ieri a Roma si è svolta la simulazione di un attentato ad una delle stazioni della metro. Un test per valutare i tempi dei soccorsi e della messa in sicurezza della zona. «Anche se il ministero dell'Interno ha smentito la possibilità di attacchi imminenti» ha precisato il sindaco Marino che appare più preoccupato per il numero delle forze dell'ordine. «Il Prefetto ha richiesto 500 uomini in più in questo momento per la sorveglianza dei siti sensibili e 85 militari per la sorveglianza delle 63 stazioni metro, ma a Roma non sono ancora arrivati». ©RIPRODUZIONE RISERVATA