Il babycandidato presidente in manette

Nuovo successo della Slovenia a livello europeo per la tutela dei propri prodotti alimentari. Bruxelles, infatti, ha riconosciuto il marchio Igp (identificazione geografica protetta) alla Kranjska klobasa (nella foto), meglio nota da noi come la salsiccia di cragno. Per Lubiana è questa l'undicesima Igp riconosciuta a livello europeo. Il ministero dell'Agricoltura della Slovenia precisa che in base a tale denominazione almeno una delle fasi produttive del prodotto tutelato deve avvenire all'interno dei confini del Paese mentre la materia prima (leggi carne di maiale) può anche provenire dall'estero. Per convincere la Commissione europea Lubiana ha dovuto metter mano alla storia e dimostrare la sua origine austro-ungarica ma slovena. Se i produttori austriaci e tedeschi potranno ancora utilizzare le varie denominazioni "Krainer" , "Käsekrainer", "Schwienskrainer" la Croazia potrà invece utilizzare il nome "Kranjska kobasica" solo per i prossimi 15 anni. (m. man.) di Giovanni Vale wZAGABRIA «Pronto? Ehi, come va? Io tutto bene, ma non posso parlare ora, mi hanno appena arrestato!». Damir trattiene a stento una risata, poi riaggancia. Al commissariato di Kruge, tra la stazione centrale e il fiume Sava, 32 militanti del partito "Zivi zid" ("la barriera umana") aspettano di essere liberati. Tra di loro, c'è anche il taciturno Ivan Sin›i„, studente di ingegneria e - fino a qualche giorno fa - candidato al posto di presidente della Repubblica. L'accusa è quella di resistenza passiva a pubblico ufficiale: i giovani hanno intralciato la polizia durante l'esecuzione di uno sfratto a qualche metro di distanza, in via Karaši›ka. Tutto comincia verso le dieci di mattina, quando le forze dell'ordine arrivano al numero 20 di questa viuzza alberata, accompagnando l'ufficiale giudiziario del tribunale di Zagabria. Nell'abitazione, ci sono già gli attivisti di Zivi zid, arrivati alle nove della sera prima e decisi ad impedire l'espulsione. «È quello che noi chiamiamo uno sfratto tra privati - spiega Ivan - una questione complicata legata alle vecchie leggi comuniste e che lo stato promette di risolvere dal 1996». «Oggi, 4300 famiglie perdono la casa in cui vivono a vantaggio di altrettante che ne rivendicano la proprietà. Mentre lo Stato avrebbe abbastanza immobili sfitti per tutte queste persone», afferma sconsolato il fondatore del movimento. Nel giro di un paio d'ore, le forze dell'ordine sgomberano il campo: i giovani di Zivi zid sono trasportati alla stazione di polizia più vicina, mentre l'inquilino è espulso con successo da casa sua. «Ora avrà bisogno di una nuova abitazione», dice Ivan. Avvolto nel suo solito cappotto nero, l'ex aspirante capo di stato esce dal commissariato verso le 14, dopo aver pagato una multa di 200 kune (circa 30 euro). Per lui, è il sesto arresto per resistenza a pubblico ufficiale. «Avevo invitato Ivo Josipovi„ e Kolinda Grabar-Kitarovi„ a venire a vedere lo sfratto ma non si sono presentati - continua il 24enne - dicono di fare il possibile per queste persone e per fermare le espulsioni, ma è tutto falso. Se ne ricordano solo in campagna elettorale». A tre giorni dal ballottaggio, Ivan non è più in ballo per la presidenza della Repubblica, ma il suo peso politico non è irrilevante. Quasi 300.000 persone hanno votato per lui al primo turno e ancora non è chiaro a quale candidato daranno il proprio sostegno questa domenica. Inoltre, secondo il primissimo sondaggio del 2015, il movimento guidato dallo studente è oggi il quarto partito croato, con il 7% dei voti. Quanto a lui, Ivan Sin›i„ dichiara che non andrà a votare l'11 gennaio e invita i suoi elettori a fare altrettanto. «Che vinca Josipovi„ o Grabar-Kitarovi„ non cambierà niente per il paese - si giustifica, prima di aggiungere - soltanto in questo mese, abbiamo altri cinque sfratti da impedire». Come a dire, ci sono cose più importanti che il duello Sdp-Hdz. ©RIPRODUZIONE RISERVATA