Timore per un effetto contagio: «Adesso anche l'Italia è a rischio»

di Piercarlo Fiumanò wTRIESTE Nella conferenza stampa di fine anno Matteo Renzi era stato netto: «Mi sento di escludere totalmente un effetto contagio tra Grecia e Italia, sono due paesi profondamente diversi». In realtà il crollo di Piazza Affari ieri si spiega anche con questo timore. Un copione già visto. Il clima sul Vecchio Continente è tornato cupo: le imminenti elezioni greche (25 gennaio) potrebbero mettere sotto pressione il sistema europeo. Ma non solo. Berlino teme che una vittoria della sinistra di Alexis Tsipras potrebbe far saltare gli accordi presi tra Atene e Bruxelles fino alle estreme conseguenze: l'uscita della Grecia dalla moneta unica. Nel pieno della bufera sui mercati ieri le massime istituzioni dell'Ue sono subito scese in campo per escludere un simile scenario che si è diffuso come una mina vagante dopo le rivelazioni dello Spiegel su una presunta indifferenza di Berlino all'ipotesi di uno strappo senza precedenti nell'Ue. Adottare l'euro, sostiene Bruxelles, è stata una «decisione irrevocabile» degli Stati, e non esiste nel Trattato di Maastricht la possibilità per un Paese di lasciare la moneta unica. Inoltre modificare i trattati richiederebbe anni. Diversi analisti sostengono che Berlino stia agitando lo spettro di una cacciata della Grecia dall'Eurozona come strumento tattico allo scopo di convincere i greci «a non decidere colpi di testa sulla rinegoziazione del debito. Gli impegni con la Trojka vanno rispettati». «L'uscita della Grecia dall'euro non fa più paura», ha ribadito ieri Lars Feld, il membro più in vista dei "cinque saggi" dell'economia tedesca, ossia i consiglieri più ascoltati dalla cancelliera Angela Merkel, in una intervista all'Handelsbaltt. Feld ha aggiunto che l'euro resisterebbe e gli effetti sull'economia sarebbero «limitati». Ma il punto cruciale è contenuto in un'altra considerazione dell'economista tedesco: in questo scenario dopo la Grecia anche l'Italia rischierebbe un «contagio politico» perchè «i toni eurocritici potrebbero diventare di nuovo più forti». Astro nascente degli economisti tedeschi, Feld guida il Walter Eucken Institute, l'autorevole centro studi economico di Friburgo dedicato al padre dell'economia sociale di mercato. La Germania teme un involuzione della situazione politica in Grecia perchè minerebbe nelle fondamenta la tenuta dei conti pubblici di Eurolandia e la spinta verso le riforme. Qualcosa del genere ha detto ieri anche il portavoce del governo tedesco Steffen Seibert: «Negli ultimi anni si è lavorato per rafforzare l'eurozona, che ha attraversato difficoltà evidenti. Le difficoltà di alcuni Paesi hanno comportato dei rischi per altri. Abbiamo agito e siamo riusciti dal 2012 a creare dei meccanismi efficaci a creare fiducia e a poter mitigare gli effetti del contagio». Nessuno rinfocola i fantasmi della Grexit (l'uscita della Grecia dall'unione monetaria), dicono a Berlino, ma è chiaro che si teme un effetto contagio che alla fine potrebbe colpire anche l'Italia. Il 60% dei 330 miliardi del debito greco è detenuto dalla Ue attraverso i fondi Efsf e Esm (di cui la Germania è l'azionista più pesante), il 12% è detenuto dal Fondo monetario internazionale, la Bce detiene l'8%. Nessuno vuole restare con il cerino in mano. Intanto i mercati aspettano al varco Mario Draghi, il vero dominus di questa complicata situazione. La Bce sta per varare il quantitative easing anti deflazione (definito anche l'arma atomica) nonostante la contrarietà della Bundesbank. Molte variabili e molta incertezza: anche per questo ieri i mercati, nel dubbio, hanno deciso di mandare all'aria un castello di carte in fragile equilibrio. ©RIPRODUZIONE RISERVATA