Gesti, interrogativi e stati d'animo nelle tele di Busan

Una pittura che accorpa in sé colore e gesto, scrittura e macchia, schegge di mondo e di stati d'animo. Un procedere, quello dell'artista goriziano Massimiliano Busan, teso a far emergere un'interiorità che si pone delle domande, che riflette sulle complicazioni dell'esistenza, ma che cerca di affrontarle con la leggerezza necessaria. Nelle nuove tele che da venerdì si potranno ammirare alla Corte dell'arte – Spazio Alba Gurtner di via Carducci, a Gorizia (inaugurazione alle 18.30), Busan, pur restando agganciato a una pittura informale tipica della sua produzione, si affida ad una luminosità inattesa, resa da una gamma cromatica virata sugli ocra e sulle terre, fatta di velature trasparenti che lo hanno portato a lavorare su più livelli, alternando superfici opache a superfici lucide. Sembra che il furore e l'impeto del gesto degli anni passati abbiano lasciato spazio a una maggiore libertà e consapevolezza dei propri mezzi e delle proprie capacità che si fanno così pensiero lieve. Nelle composizioni vige un equilibrio programmato e tangibile, gli elementi, dal frammento alla traccia, dalla macchia alla grafia, alla forma, assumono tutti lo stesso valore, sono posti tutti, democraticamente, sullo stesso piano, diventando indispensabili gli uni per gli altri e in completa armonia con il colore dello sfondo, decisamente ricco e vibrante. Non mancano il nero, steso o inserito con gesti rapidi, tocchi di rosso, in alcuni frangenti quasi acido, a formare interessanti scritture grafiche e sovrapposizioni, e il verde a controbilanciare il chiarore di certe cromie. Busan continua a servirsi di più tecniche e di più mezzi per rappresentare al meglio gli avvenimenti che animano le sue composizioni: colore acrilico, lacche, ma anche spray, vernici, tempere gli permettono di ottenere dei risultati sempre nuovi, a volte inaspettati, di grande interesse sia sul piano estetico, sia su quello emotivo. Perché se c'è una cosa, una caratteristica che rende la pittura di Busan unica, è quell'innata capacità di arrivare, attraverso quel rincorrersi di segni e quella sperimentazione di colore che contraddistingue il suo lavoro, al nucleo più sensibile delle cose e dell'essere, con una disarmante e diretta semplicità. Stupisce riconoscersi e ritrovarsi in quella fitta matassa di eventi, in quello spazio sospeso che s'interroga su ciò che ci circonda ma, soprattutto, su ciò che abbiamo dentro e su come viverlo al meglio. La mostra, che rientra nel ciclo de "La poetica del viandante", resterà aperta fino al 13 dicembre in coincidenza con gli orari di apertura dell'Associazione. Cristina Feresin