Sclerosi multipla, così si possono riconoscere i primi sintomi

La sclerosi multipla è una malattia che porta un gran numero di sintomi. Fra questi vi sono anche alcune difficoltà relative alla sfera delle emozioni alle quali può aggiungersi un deficit nel capire le emozioni degli altri attraverso le espressioni facciali. Ora un nuovo studio al quale ha collaborato la Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste mostra che anche il riconoscimento delle emozioni mediato dalle posizioni del corpo è deficitario nei pazienti affetti da questa malattia. Riconoscere le emozioni che gli altri provano è fondamentale per stabilire delle corrette relazioni interpersonali. Per farlo guardiamo (fra le altre cose) le espressioni del viso e la postura del corpo. In alcune malattie neurologiche purtroppo questa abilità è fortemente ridotta. Succede per esempio nella sclerosi multipla: i dati scientifici infatti mostrano che le persona affette da questa sindrome hanno spesso difficoltà a riconoscere le espressioni a contenuto emotivo. Un nuovo studio ora mostra che la stessa difficoltà può esserci anche con le emozioni veicolate attraverso la postura. Inoltre lo studio mostra che tale difficoltà a riconoscere le emozioni altrui non è legata alla difficoltà a riconoscere le proprie emozioni, un disturbo noto come alessitimia, che può essere presente nei pazienti con sclerosi multipla. «Il dato sulla postura è nuovo, e anche se meno marcato di quello sulle espressioni, è importante» spiega Marilena Aiello, ricercatrice della Sissa. aGli studi sul riconoscimento delle emozioni nelle malattie neurologiche degenerative come la sclerosi multipla sono importanti. In questo tipo di malattie il rapporto fra il malato e chi gli sta accanto è cruciale per garantire al paziente la possibilità di far fronte alle difficoltà che la malattia pone. Individuare i fattori che possono influenzare e migliorare questo rapporto è dunque un passo importante». Oltre ad Aiello, per la Sissa hanno collaborato allo studio, pubblicato sul Journal of the International Neuropsychological Society, Cinzia Cecchetto (primo autore) e Raffaella Rumiati, la neuroscienziata che ha coordinato il lavoro.