Nel nuovo Zingarelli c'è la frontiera di Magris e lo stile di Armani

di MICHELE A. CORTELAZZO Nel suo ultimo libro (Storia linguistica dell'Italia contemporanea, edito da Laterza) Tullio De Mauro lamenta che «buoni dizionari per famiglia, come il benemerito Zingarelli edito dalla casa editrice Zanichelli e continuamente aggiornato, non sono diventati d'uso abituale» e ricorda che sono pochissimi gli italiani che ricorrono a repertori lessicografici per risolvere i propri dubbi linguistici. Ha allora qualcosa di eroico l'impegno della casa editrice Zanichelli di innovare annualmente il suo dizionario della lingua italiana, lo Zingarelli, che ormai si sta avvicinando al primo secolo di vita (le prime dispense della prima edizione uscirono nel 1917). Certo, non tutte le novità proposte dalla redazione dello Zingarelli vanno prese come oro colato: ho già criticato, su queste colonne, l'idea di segnalare una serie di "parole da salvare"; l'incremento del lemmario con l'inserimento di nuove parole segue direzioni non sempre comprensibili; a volte le novità sembrano motivate troppo da ragioni di marketing. Ma una cosa è certa: per migliorare la sua opera, la Zanichelli investe, in risorse umane e finanziare, ma, soprattutto, in idee, più di quanto ci si potrebbe aspettare da un editore di vocabolari; e nell'introduzione di anno in anno di novità le innegabili esigenze commerciali sono subordinate al mantenimento di un solido spessore culturale. Quest'anno le novità sono state due. La prima, ormai di routine, è data dall'incremento del lemmario: l'editore ci informa che lo Zingarelli 2015, che è in libreria già da qualche settimana, si arricchisce di oltre 500 nuove parole o nuovi significati. Tra le parole inserite per la prima volta ci sono anglicismi come wedding planner 'professionista che assiste i futuri sposi nell'organizzazione delle nozze' o e-cigarette 'sigaretta elettronica', ma anche gergalismi come svapare 'fumare una sigaretta elettronica', che deriva da vapore (svapare è, propriamente, l'emettere fumo con la sigaretta elettronica) o dialettalismi, come il veneto filò 'veglia invernale dei contadini nelle stalle o presso il focolare, trascorsa in chiacchiere o ascoltando racconti'. Un buon numero di nuove parole è costituito da composti con elementi dotti, in genere di origine latina o greca, come eterofobia che è sia 'la paura del diverso', sia la 'paura degli eterosessuali' (non sempre le nuove coniazioni hanno il dono della chiarezza). Di origine greca sembrerebbe anche nomofobia, che però non è la paura delle leggi, bensì la 'la paura incontrollata di rimanere non collegati alla rete di telefonia mobile', e la parte iniziale non è quindi il greco nomos bensì l'accorciamento dell'inglese no-mobile. Non mancano, poi, locuzioni come diritto all'oblio 'diritto di non essere ricordati pubblicamente per fatti non più attuali di cui si è stati protagonisti negativi'. Infine, accanto a parole da lungo tempo presenti nella lingua italiana, ma finora, per qualche accidente, assenti dal vocabolario (come barricato, detto del vino, ciclopedonale, sfaticata, sfoltitura, spalmabile), ci sono parole che sono a pieno titolo neologismi recentissimi ma di grande successo, come selfie 'foto scattata a sé stessi, per lo più per condividerla sui social network', che in inglese è stata giudicata nel 2014 la parola dell'anno ed è prontamente migrata nell'italiano. La seconda novità è molto più innovativa. Sono state inserite 55 "definizioni d'autore", affidate ad altrettante personalità della cultura, dello spettacolo, del costume (così, Giorgio Armani ha scritto la sua su stile, Gianna Nannini su voce, Cesare Prandelli su generosità, e via dicendo). Si tratta di interventi diversi, riflessioni, piccole narrazioni, ricordi personali, che introducono un punto di vista diverso, personale, inatteso, in appendice ad alcune voci del vocabolario. Ne escono dei bozzetti, dalle dimensioni, più o meno, di cento parole, che aggiungono poco alla definizione in senso tecnico, ma che possono allargare lo sguardo di chi consulta il vocabolario, aprendogli una prospettiva inaspettata, frutto del punto di vista personale dell'autore. Così Claudio Magris, che ha illustrato la parola "frontiera", ricorda la sua esperienza di uomo vissuto vicino alla frontiera più importante d'Europa, quella che fino a qualche decennio fa «divideva in due il mondo. Era la Cortina di Ferro, che vedevo quando andavo a passeggiare sul Carso; una frontiera invalicabile, dietro la quale c'era un mondo inaccessibile; il mondo di Stalin, l'Est, così spesso ignorato e disprezzato. Ma dietro quella frontiera c'era un mondo che conoscevo benissimo, perché aveva fatto parte dell'Italia sino alla fine della guerra». E proprio a partire da questa esperienza della frontiera, può essere compresa un'idea di letteratura, quella che vi vede «un viaggio fra il noto e l'ignoto», dato che "si è sempre, in qualche modo, anche dall'altra parte". Da questa citazione della voce di Magris, si capisce che i redattori dello Zingarelli hanno voluto trasformare la loro opera da vocabolario che si consulta a vocabolario che anche si legge. Nel 2008, Adriano Sofri aveva pubblicato su "Panorama" un pezzo intitolato "Felicità è leggere un vocabolario". Sofri, allora in carcere, raccontava la sua esperienza di lettore, e non di semplice consultatore, di un vocabolario di latino. Non è necessario essere carcerati per cimentarsi anche in questo uso del tutto particolare del vocabolario: libro da leggere, anche per diletto. Naturalmente deve trattarsi di un dizionario che lascia cadere, in tutto o in parte, il rigore tecnico che, di per sé, rende buono e autorevole un dizionario. Sono da leggere almeno alcune voci, soprattutto quelle più polemiche, del Tommaseo-Bellini o il Dizionario moderno di Alfredo Panzini, uscito in diverse edizioni tra le due guerre, e un po' oltre. Ed ora si può leggere, per e con piacere, anche lo Zingarelli, che non ha rinunciato al suo rigoroso impianto lessicografico, ma lo ha integrato con queste 55 brevi voci da assaporare. ©RIPRODUZIONE RISERVATA