Il grande bluff dell'emergenza in laguna

Oltre a Mascazzini, nell'inchiesta sono indagati i tre ex commissari delegati Paolo Ciani (2002-2006), ex vice presidente della Regione di centrodestra, Gianfranco Moretton (2006-2009), ex vice presidente della Regione di centrosinistra, e il tecnico Gianni Menchini (2009-2012), i loro soggetti attuatori Dario Danese, Giorgio Verri e Vito Antonio Ardone, il responsabile del Procedimento e già ingegnere capo del Genio civile di Gorizia, Francesco Sorrentino, e Marta Plazzotta, dirigente Arpa di Udine. Nei guai anche Giovanni Mazzacurati, ex presidente Consorzio Venezia Nuova e di Thetis srl di Venezia, Giampaolo Schiesaro, già avvocato dello Stato di Venezia, i legali rappresentanti delle società "amiche" (cooperativa Nautilus, di Vibo Valentia, studio Altieri spa di Thiene, Sogesid di Roma, srl in house del ministero Ambiente), Massimo Gabellini (direttore Icram) e Silvestro Greco (direttore scientifico Icram ed ex assessore regionale Ambiente in Calabria) e diversi altri tra dipendenti e ricercatori dell'Ispra di Roma, di Sviluppo Italia spa. Per tutti, l'ipotesi è l'associazione a delinquere finalizzata alla truffa (prescritta dal 2002 al 2006) e, a vario titolo, nel caso di Mascazzini, Menchini, Mazzacurati e altri, all'abuso d'ufficio e alla concussione. di Luana de Francisco wUDINE «Non vorrei che un raccolto andasse perso per un ritardo... perchè sai, il sito lo abbiamo perimetrato noi e non mi piace che non si possa fare roba in un sito che... che non so, boh, neanche se è inquinato o meno. (...) Il sito è perimetrato come potenzialmente inquinato». Se non fosse scritto sugli atti giudiziari della maxi inchiesta romana sulla laguna di Marano e Grado, si stenterebbe a credere che a parlare così sia stato proprio Gianfranco Mascazzini, ossia colui che, all'epoca, sedeva al vertice della Direzione generale del ministero dell'Ambiente. E si faticherebbe anche a credere che la conversazione sia avvenuta il 12 maggio 2008, cioè a sei anni di distanza dall'istituzione del Commissario delegato per l'emergenza socio-economico ambientale e, quindi, anche dall'inizio dell'erogazione di fior fior di milioni di finanziamenti pubblici per il risanamento del relativo Sito d'interesse nazionale. Mascazzini stava rispondendo a Marta Plazzotta, capo dipartimento Arpa di Udine, per smorzarne le preoccupazioni sulla possibilità di autorizzare la coltivazione dei mitili nell'area. E qui spunta il terzo elemento di confusione. Possibili nuovi indagati Com'è possibile che mentre in Regione continuavano ad affluire risorse pubbliche per la bonifica di una laguna considerata ad alta concentrazione d'inquinamento, ministero e Arpa si interrogassero ancora sulla sua effettiva contaminazione da mercurio? A cosa erano serviti, allora, i soldi erogati dal 2002 in poi (cento milioni di euro in tutto, fino alla revoca del Commissario, nel 2012)? È a queste e ad altre domande che il pm Alberto Galanti - che, anche dopo la trasmissione del fascicolo a Roma, è stato affiancato dalla collega udinese Viviana Del Tedesco e si è avvalso del lavoro dei carabinieri di Cividale - intende dare risposta. Gli interrogatori delle 26 persone raggiunte venerdì dagli avvisi di garanzia si terranno nel giro di un paio di settimane. Dalle loro dichiarazioni potrebbero derivare ulteriori spunti investigativi e la necessità di allungare la lista degli indagati. I dubbi dei sindaci «Soggetti attuatori e componenti del comitato tecnico-scientifico sapevano perfettamente che la laguna non necessitava di alcuna bonifica - scrive il pm - e che l'emergenza ambientale era stata inventata da Mascazzini con l'appoggio dei Commissari delegati, per avere denaro dal ministero e dalla Regione, da gestire con i poteri in deroga e senza controllo di spesa». Le uniche aree su cui bisogna intervenire erano la foce Aussa-Corno, il canale Banduzzi, la darsena Caffaro e il Banduzzino, «ma lì - continua - nessun risanamento ambientale era stato neppure concepito». Alla stessa maniera, «tutti sapevano anche che Mascazzini rifiutava ogni proposta di riperimetrazione del Sin e che l'ingegner Verri ne avvallava la posizione». Le conferme abbondano e a darle, durante le audizioni con il pm, sono alcuni dei componenti del comitato. «Più volte ho chiesto perchè l'area fosse così ampia - dice Cesare Strisino, presidente dell'Aussa Corno - e perchè non fosse ridimensionata». Graziano Pizzimenti, già sindaco di Marano, ricorda come «dalle indagini tecniche in possesso della struttura commissariale, le aree effettivamente inquinate risultavano circoscritte e ben individuate». Pietro Paviotti, già sindaco di Cervignano, si annovera «tra quelli che ritenevano abnorme la perimetrazione». E Pietro Del Frate, sindaco di San Giorgio, sottolinea come fosse stato chiesto di ridurre la perimetrazione. «Tali richieste - ricorda - sono sempre cadute nel vuoto». Consulenze ai "controllori" Ebbene, al fronte degli scettici si opponeva l'esercito dei fedeli di Mascazzini. Consulenti che il super direttore «arbitrariamente incaricava al ministero, all'Icram e nella struttura commissariale» e che producevano piani di caratterizzazione, pareri ed elaborati «per una presunta emergenza che - è ancora la tesi accusatoria - giustificava onerose e inutili analisi. Ossia opere di ordinaria manutenzione che, in precedenza, trovavano realizzazione con modalità celeri, economicamente sostenibili e rispettose dell'ambiente». E della cui progettazione, per giunta, il "controllato" incaricava i suoi stessi "controllori". ©RIPRODUZIONE RISERVATA