Il voto "senza speranza" di tre milioni di bosniaci

di Stefano Giantin wBELGRADO Prima le sterili proteste di piazza contro povertà, corruzione e la locale "casta", i palazzi del potere assaltati e incendiati. Poi le disastrose alluvioni di maggio, le case distrutte, nuovi sfollati. Ora, le elezioni generali, in programma domenica 12 ottobre. No, in Bosnia il 2014 non sarà certamente ricordato come un anno privo di eventi significativi. Non dovrebbe tuttavia neppure essere registrato negli annali come il tempo della svolta, perché il voto di domani, caratterizzato da un forte e diffuso disincanto e dallo spettro dell'astensionismo, non dovrebbe recare i cambiamenti tanto auspicati. Saranno in tutto 518 le poltrone a cui associare il nome di un politico. La scelta spetterà a 3,2 milioni di elettori. Elettori che avranno un bel daffare. Si vota per i deputati al Parlamento centrale, per l'Assemblea della Republika Srpska (Rs) e per il Parlamento della Federazione della Bosnia-Erzegovina, per i dieci consigli cantonali in cui è segmentata la Federazione, per il presidente e i vice della Rs. Si dovranno poi rieleggere anche i tre membri della Presidenza tripartita su base etnica, unico fronte dove i sondaggi offrono qualche indicazione abbastanza precisa. Per quanto riguarda il membro bosgnacco, in testa primeggia Bakir Izetbegovic (Sda), seguito da Emir Suljagic (Fronte Democratico), sopravvissuto a Srebrenica e autore della commovente memoria "Cartolina dalla fossa". Terzo, staccato, il Berlusconi bosniaco, Radoncic (Sbb). Per la poltrona riservata ai croati, lotta a due tra Dragan Covic (Hdz BiH) e Martin Raguz (Hdz 1990), mentre per quella dei serbi di Bosnia è testa a testa tra Zeljka Cvijanovic (Snsd) e Mladen Ivanic (Szp). In tutto, sono ben 14 le istituzioni di governo, distribuite su sei diversi "strati" istituzionali costruiti sulle fondamenta della divisione interetnica, che saranno scelte domenica. «La mia previsione è che per la presidenza vinceranno i candidati di Sda, Hdz e Snsd», il partito di Dodik. «Nella corsa per la presidenza della Rs, l'Snsd», che «lotterà per ogni mandato» e potrebbe conquistare «la maggioranza» anche all'Assemblea di Banja Luka. Nella Federazione croato-musulmana, i «partiti maggiori saranno sicuramente l'Sda e l'Hdz BiH, con buoni risultati anche Sbb, Fronte Democratico, mentre l'Sdp dovrebbe registrare un piccolo declino» di consensi, spiega al Piccolo l'analista politico Almir Terzic. Per la conferma si dovranno attendere i risultati ufficiali, ma è difficile che per la Bosnia sia vicino un «cambiamento» in meglio, perché rimangono «dominanti» sul voto gli steccati etnici, «opzioni politiche più o meno simili a quelli degli Anni Novanta», aggiunge subito dopo Terzic. «Ho paura», chiosa l'analista, che «il 2015 sarà un anno di partenze di massa verso l'Ue. Non solo giovani, ma persone di tutte le generazioni», spinte dall'«apatia» imperante, «dalla disoccupazione», ufficialmente superiore al 40%, «e dalla miseria» - quasi il 20% dei bosniaci vive sotto la soglia di povertà. «Una svolta è possibile, anche se i problemi strutturali della Bosnia-Erzegovina persisteranno nel prossimo futuro, a patto che le forze politiche genuinamente orientate alle riforme facciano bene alle elezioni», illustra invece l'esperto di politica balcanica e bosniaca, Jasmin Mujanovic. Un riferimento al Fronte Democratico, alla coalizione "Domovina" e a quella di opposizione (Sds-Pdp-Ndp) nella Rs e anche per certi versi all'Hdz 1990 di Raguz. «Idealmente», continua Mujanovic, «peggio andranno i partiti di governo in Republika Srpska, nella Federazione e a livello statale, meglio sarà per il Paese». Questo perché rompere «il monopolio del potere della cricca Sda-Hdz-Sdp-Snsd è il primo passo per consentire mutamenti sostanziali». Mutamenti che saranno però ancora una volta affidati all'élite politica che uscirà dalle urne, sperando che sia migliore di quella del 2010, che aveva onorato solo il 3% delle quasi duemila promesse elettorali. Difficile fare peggio. ©RIPRODUZIONE RISERVATA