Farra riscopre l'Agro e la sua storia nella stele del 1955

«L'acqua come elemento di unione e di condivisione, se stagnante non può promettere niente di buono, tutt'altro, ma se scorre limpida porta la vita». Parole queste pronunciate da don Alberto De Nadai, responsabile della Comunità Arcobaleno, che nel 2010 ha incontrato il Borgo Grotta di Farra d'Isonzo, dove ora ha sede la Comunità. Un luogo segnato da un'ombra di silenzio, ma ricco di storia. Colline panoramiche, un Museo che raccoglie strumenti di lavoro e le fatiche dei contadini del Borgo, un'osteria-locanda, il monte Fortin con le sue cannoniere, che guarda il dirimpettaio monte San Michele al di là dell'Isonzo, uno spazio per i picnic al "Passo Jerman" prima di scendere a Villanova di Farra, dal quale si possono ammirare i paesi della Slovenia appollaiati sul Collio. Sulla Mainizza c'è il Ponte Romano il quale, oltre alla battaglia del fiume Frigido (antico nome del Vipacco) del 394 d.C., ricorda il mondo lontano delle invasioni barbariche degli Avari e di Attila. C'è una Farra preziosa, intatta, che resiste nonostante il fatto che al di là del Borgo le ruspe abbiano abbattuto alberi, distrutto vigneti, fatto scomparire orti preziosi, per costruire il gasdotto e l'autostrada. Sulla via Grotta che collega la Mainizza a Villanova di Farra, le macchine corrono come treni nella notte: solo attraverso i finestrini si possono scorgere lampi di passaggio, ma non c'è tempo per fermarsi. «Molto spesso di certe esistenze soltanto una piccola parte sale alla ribalta. Prima o dopo questi mondi, il più delle volte, o restano in ombra, oppure appartengono a una normalità che non interessa i titoli dei giornali e quindi non hanno voce» continua don Alberto. Il Borgo rappresenta invece una geografia d'eccellenza per itinerari che oggi possono essere "laboratori di tendenza" per l'ecoturista a caccia di esperienze autentiche e sostenibili. Nascosto fra gli alberi e con segni dell'incuria, la Comunità ha scoperto un segno storico: una stele di pietra di Aurisina, opera della Scuola d'Arte di Gorizia, che ricorda l'avvio dei lavori per l'Agro Cormonese-Gradiscano del maggio 1955, per portare l'acqua alle coltivazioni assetate del territorio. Grazie all'interessamento della Comunità Arcobaleno, la stele è stata restaurata e verrà "restituita" alla popolazione domani alle 9.30, con una cerimonia che ricorderà il valore e l'importanza dell'Agro Cormonese-Gradiscano. Interverranno Alessandro Fabbro, sindaco di Farra, don Alberto De Nadai, l'architetto Diego Kuzmin, la restauratrice Paola Venuti e Daniele Luis del Consorzio Bonifica Pianura Isontina. Alle 10.30 nell'adiacente Museo della Civiltà contadina verrà inaugurata un'esposizione di opere di dieci artisti del territorio realizzate in occasione di una giornata dedicata all'"Incontro fra due mondi lontani ma simili" svoltasi a maggio, presso la Comunità Arcobaleno, e vissuta con gli ospiti e i volontari della Comunità. La mostra resterà aperta fino al 23 settembre, dalle 8.30 alle 14 e dalle 16 alle 18.30. Seguirà un intervento del Gruppo Vocale di Farra e un rinfresco nel giardino di casa Joana. Borgo Grotta, un luogo che per il momento ha saputo mantenere il suo patrimonio di storia e di tradizioni, potrà diventare così luogo di accoglienza, realtà di laboratorio di sperimentazioni e di innovazione. Cristina Feresin