Scozia al bivio Battaglia all'ultimo voto

di Maria Rosa Tomasello wROMA Dopo mesi di infuocata campagna elettorale, la differenza nella scelta tra unione e indipendenza l'hanno fatta gli indecisi. Il vero ago della bilancia per la Scozia che ieri si è ritrovata al bivio della Storia è stata la percentuale di cittadini - calcolata tra il 6% e il 14% - che è entrata nelle urne referendarie senza avere ancora deciso il suo voto e ne è uscita con il "sì" o il "no" con cui ha risposto alla domanda se recidere il legame lungo tre secoli con Londra. L'incertezza ha dominato il giorno del verdetto finale, in cui il "no" ha continuato a dominare i sondaggi: nell'ultima rilevazione dell'istituto Ipsos Mori gli unionisti sono risultati in vantaggio col 53%, mentre i secessionisti si sono fermati al 47%. È stata una battaglia condotta senza risparmio su entrambi i fronti, proseguita per tutta la giornata di ieri davanti ai seggi, nonostante mercoledì sera fosse stata dichiarata ufficialmente la chiusura delle iniziative elettorali: «Fino all'ultimo minuto e fino all'ultimo voto» hanno ripetuto i volontari distribuendo volantini all'ingresso delle sezioni, davanti alle quali si sono formate lunghe code. «Sono sempre andata a votare, ma mai prima d'ora ho dovuto fare la fila com'è accaduto oggi - ha detto Hillary, settantenne di Edimburgo -. Ho votato sì non perché sono nazionalista, ma perché è un voto per la democrazia». Per il "no", invece, Nick e Jess, una giovane coppia con una bimba di pochi mesi: «Abbiamo votato "no", pensiamo al futuro di nostra figlia. Non vediamo benefici in una Scozia indipendente». E ancora prima che si delineasse il risultato, l'affluenza da record era già un dato certo, il 97% degli aventi diritto - 4,2 milioni di persone a partire dai 16 anni - hanno chiesto di essere registrati nelle liste elettorali. Il primo ministro Alex Salmond, che ha fatto della battaglia per l'indipendenza il fulcro della sua battaglia politica, ha continuato a sorridere e a mostrarsi ottimista: «Ora siamo nelle mani degli scozzesi, e non ci potrebbe essere posto più sicuro, perché così potranno prendere nelle loro mani il loro futuro. Questa è una sola opportunità nella vita e lo si può già vedere dal numero di persone che votano» ha detto, entusiasta per l'ultimo endorsement incassato, quello del tennista scozzese Andy Murray. Rompendo una apparente imparzialità, il vincitore di Wimbledon 2013 si è dichiarato con un tweet a favore dell'indipendenza: «Grande giorno per la Scozia oggi! La negatività della campagna per il "no" in questi ultimi giorno ha influenzato la mia opinione. Impaziente di conoscere i risultati. Facciamolo!» ha scritto. Ma mentre Murray usciva allo scoperto, dall'altra parte dell'Oceano, con un gesto irrituale anche Barack Obama prendeva posizione - a favore del "no" - con un tweet sul profilo della Casa Bianca: «Il Regno Unito è uno straordinario partner per l'America. Spero che resti forte, robusto e unito». Contro la frammentazione anche il presidente francese Francois Hollande: «Se il progetto europeo si diluisce - ha affermato - la via è aperta, e lo vediamo già, agli egoismi, ai populismi, ai separatismi». Davanti al rischio di una lacerazione dolorosa, il leader laburista Ed Milliband ha continuato per tutto il giorno a fare campagna a favore dell'unione, battendo tutte le strade di Glasgow, andando porta a porta, stringendo tutte le mani, chiedendo a tutti di andare a votare. Sull'altro fronte, i separatisti hanno messo in campo taxi privati gratuiti e hanno reclutato suonatori di cornamusa per parlare direttamente al cuore degli scozzesi. E mentre i principali quotidiani britannici si sono schierati in extremis a favore del "no" («Salviamo la nostra gloriosa unione», ha scritto il Times), la stampa scozzese si è spaccata. Ma anche l'unionista Herald scotland, che ha evidenziato i rischi enormi dell'indipendenza, ha chiesto una maggiore «devoluzione» dei poteri centrali. I mercati, a urne ancora aperte, avevano già deciso: a giudicare dal rialzo della sterlina, ai massimi da due anni sull'euro a 78,53 pence, secondo gli investitori saranno i "no" a vincere. ©RIPRODUZIONE RISERVATA