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di Giovanni Vale wEDIMBURGO Dopo 16 settimane di campagna elettorale, la Scozia è ancora spaccata in due sull'indipendenza. Secondo gli ultimi sondaggi, il fronte del "no" sarebbe in vantaggio di quattro punti percentuali (52% contro 48%), ma uno scozzese su dieci è ancora indeciso. Non ci sarà alcun silenzio elettorale, nemmeno oggi, il giorno del voto. Mentre 4,3 milioni di Scozzesi (il 97% degli aventi diritto) potranno recarsi alle urne fino alle 22 di stasera, i fronti del "sì" e del "no" continuano la loro campagna elettorale, perché gli indecisi faranno probabilmente la differenza. A Edimburgo, la capitale, gli attivisti del "no" proseguono il loro porta a porta per assicurarsi che tutti i loro elettori si rechino alle urne. «Ho preso ferie questa settimana per poter fare campagna a tempo pieno», racconta Arthur Scott, militante per il fronte unionista ("Better together", "Meglio assieme"). E' a lui che fanno capo i volontari che s'incontrano a Morningside, un quartiere residenziale nel sud-ovest della capitale. Si tratta per lo più di scozzesi, ma c'è anche qualche inglese venuto a difendere le sorti del Regno Unito. «In questa zona abitano prevalentemente sostenitori del no - spiega Arthur agli attivisti - dobbiamo assicurarci che non abbiano cambiato idea e che vadano a votare». I presenti prendono nota, poi si dividono in piccoli gruppi e partono in diverse direzioni tra le case a schiera. In un gruppo, Phil e Pelinda si incontrano per la prima volta, nonostante abitino entrambi a Edimburgo da anni. Phil è in pensione e ha già fatto un giro di porta a porta nei giorni scorsi, per Pelinda invece è la prima volta. «Quando ero giovane ero comunista - racconta lui - mi ci è voluto molto tempo per uscirne e oggi ho l'impressione che i sostenitori del sì vivano la stessa esperienza. E' come se fosse una religione, l'indipendenza. Impossibile discutere con loro». Le persone che incontrano durante le due ore di passeggiata nel quartiere sono di ogni tipo: elettori del "sì", del "no", o scozzesi indecisi con cui si fermano a chiacchierare. «Ho cominciato a fare questo tipo di campagna in giugno e ho incontrato centinaia di persone - racconta Arthur Scott alla fine del giro - ci sono quelli che si convincono subito, quelli che hanno già deciso e non voglio più sentirne parlare e anche quelli che non si decideranno mai». In linea di massima, assicura Arthur, Edimburgo dovrebbe votare al 60% per il "no". Nel centro della capitale, i sostenitori del fronte indipendentista "Yes Scotland" non sono dello stesso avviso. «Qui sono tutti per il sì», taglia corto Graham, un commerciante di 56 anni. Attorno a lui, le finestre delle case sono tappezzate di adesivi "Yes" che sembrano dargli ragione. Con suo figlio Finlay, Graham sta facendo un giro del centro per distribuire volantini e spillette. «Io sto finendo gli studi e comincio a cercare lavoro - racconta Finlay - ma preferirei emigrare in Canada piuttosto che andare in Inghilterra". Per trovare un clima ancor più favorevole all'indipendenza, bisogna spostarsi a Glasgow, a un'ora da Edimburgo. In questo storico feudo del partito laburista, le sirene del Partito nazionalista scozzese (SNP) potrebbero sedurre l'elettorato di sinistra, deluso dal Labour. In effetti, stando agli ultimi sondaggi, la maggioranza degli abitanti di Glasgow dovrebbe votare per il sì. A Buchanan Street, la grande via commerciante che attraversa il centro della città, gli indipendentisti monopolizzano la scena. "No campaign got no campaign!" ("la campagna del "no" non ha una campagna") gridano come in Full Metal Jacket alcuni attivisti seduti su una bicicletta a sei posti. Pochi metri più in là, un vecchio militante in kilt suona la cornamusa mentre un altro, megafono alla mano, annuncia «la fine dei governi conservatori» se l'indipendenza vince. Gli slogan scritti sui manifesti colorati promettono "più bambini e meno armi nucleari", "pensioni più alte e un'età pensionabile più bassa" e "una Scozia più giusta". Le proposte sono talmente tante e variegate che alcuni giovani di Glasgow hanno aperto un "Referendum café" per aiutare gli indecisi a trovare la loro strada. A pochi metri dal fiume Clyde, le vetrate del bar si riconoscono per le due enormi scritte "Yes" e "No". In mezzo, la porta è coperta da un enorme punto interrogativo. «Abbiamo inaugurato questo posto una settimana fa», racconta il ventiquattrenne Simon Jones, uno degli animatori del café. «Volevamo creare uno spazio aperto che potesse offrire a tutti un luogo di scambio e di confronto che possa esistere anche dopo il referendum. La Scozia ha bisogno di grandi dibattiti democratici come questo». La maggior parte dei clienti sono dei sostenitori dell'indipendenza o degli indecisi ma, assicura Simon, «chiunque è il benvenuto». Alla tavola rotonda organizzata martedì sulla questione del petrolio, ci sono perfino due americani, appena arrivati dal North Carolina. «E' un momento storico - afferma Ed, accompagnato dal figlio - io ho origini scozzesi e non potevo non esserci. Purtroppo non posso votare, ma voglio comunque dare il mio contributo». Entrambi hanno una spilletta "Yes" sulla camicia. Per scongiurare l'indipendenza, il primo ministro David Cameron ha promesso, assieme al laburista Ed Milliband e al liberale Nick Clegg, di trasferire maggiori poteri alla Scozia in caso di una vittoria del "no". Mentre il leader indipendentista Alex Salmond ha indirizzato ieri una lettera aperta agli elettori pregandoli di non lasciarsi sfuggire quest'occasione. Divisa in due, la Scozia si appresta a decidere il futuro di un'unione che esiste dal 1707. E anche in caso di una vittoria del "no", non sarà facile per Londra ricucire lo strappo che minaccia il Regno Unito. ©RIPRODUZIONE RISERVATA