Il voto in Scozia fa paura a Cameron

di Lorenzo Robustelli wBRUXELLES La paura ora è tanta: l'altezzosa Londra che minaccia di continuo di lasciare l'Unione europea rischia, dopo oltre 300 anni, di essere lasciata lei dalla Scozia. Il 18 settembre si svolgerà il referendum concordato forse con troppa leggerezza da parte di David Cameron nel 2012, che potrebbe portare alla separazione dell'Isola in due Nazioni indipendenti. Sir Sean Connery, il famoso 007, fu uno dei pilastri di questa nuova indipendenza che, secondo i sondaggi, per la prima volta è vincente nelle urne, pur se con un modesto 51% contro il 49% dei "no". Però a Londra si sono spaventati, Cameron ha fatto trapelare, per sostenere il voto contrario alla separazione, che potrebbe dimettersi in caso di separazione, le Borse tremano (il petrolio britannico è in gran parte in Scozia) e i laburisti accettano per spirito patriottico di fare un viaggio insieme al leader conservatore nelle terre del Nord. Non è detto che sia una buona idea, nei giorni scorsi circolavano vignette che davano il "sì" in impennata dopo la visita di Cameron. Eppure oggi nelle terre di Edimburgo il premier andrà a perorare le ragioni dell'Unità con il suo vice liberale Nick Clegg e il leader dell'opposizione laburista Ed Miliband. «Siamo divisi su molte cose ma esiste una questione sulla quale siamo d'accordo appassionatamente: stiamo meglio insieme nel Regno Unito», dice un comunicato congiunto dei tre leader. Il primo ministro della già ampiamente autonoma regione (in base all'Act of Union del 1707 la Scozia ha sempre conservato i propri sistemi giuridici e di istruzione, ha una banca nazionale e la religione presbiteriana) e leader dell'indipendentismo Alex Salmond, sta risalendo la china che lo ha sempre visto in svantaggio, e ieri ha giocato anche la carta della regina: Elisabetta II sarebbe "felice di essere sovrana degli scozzesi", ha detto. Pronta la risposta di Buckingham palace: «La regina è super partes». Ieri però il sorpasso del "si" e l'annuncio della visita dell'ultim'ora di Cameron hanno scatenato i timori dei mercati. Secondo gli analisti le Borse europee hanno tutte chiuso in calo per i timori riguardanti il referendum sull'indipendenza. Ad aumentare l'incertezza è stata poi la promessa del governo di concedere maggiori autonomie ai 5 milioni e mezzo di scozzesi, dando così l'impressione di qualcuno che si sta giocando le ultime carte disperatamente. A Cameron sono arrivate critiche anche dal suo partito, che lo accusa di tentare di salvare una errata valutazione fatta nel 2012. «La Scozia deve essere un Paese indipendente?», domanda il referendum, e se le risposte affermative saranno la maggioranza inizieranno dei negoziati che gli scozzesi vorrebbero terminare entro marzo 2016 quando sarà dichiarata l'indipendenza. «E ci daremo una Costituzione scritta», promette il deputato europeo del Partito nazionale scozzese Alyn Smith, volendo segnare una differenza con l'attuale Regno Unito che non ha una Carta fondamentale. Però anche lui riconosce e valorizza come «questo nostro è un processo costituzionale condiviso, altamente democratico, nel quale si è serenamente dialogato e negoziato tutto». lorenzo@robustelli.eu ©RIPRODUZIONE RISERVATA