I ribelli abbattono due caccia di Kiev

KIEV Mentre ieri arrivavano a Londra le due scatole nere dell'aereo MH17 e in Olanda le prime 40 salme delle vittime di quel volo, due caccia ucraini Sukhoi venivano abbattuti nell'est del Paese, mentre sorvolavano la zona di Savour-Mogyla, nella regione di Donetsk. I primi a rivendicarlo sono stati i ribelli separatisti, ma secondo Kiev l'attacco sarebbe invece partito direttamente dalla Russia. Tra l'altro i caccia si sono schiantati proprio a poche decine di chilometri dal luogo del disastro del volo malese (abbattuto giovedì scorso), non lontano dai resti del Boeing, dove ci sono ancora molti corpi (a bordo c'erano 298 persone, nessun sopravvissuto). L'incidente di ieri sembra così acuire la crisi nella Repubblica ex sovietica, dietro cui sembra profilarsi un coinvolgimento ancora maggiore di Mosca, oppure un'ampia disponibilità di armi sofisticate nelle mani dei miliziani filo-russi e getta un'ombra ancora più plumbea sull'evoluzione del conflitto. Intanto Farnborough, nel quartier generale della Air Accidents Investigation Branch (Aaib) in Inghilterra, gli esperti sono già al lavoro per estrarre dalle scatole nere indicazioni preziose. I primi dati potrebbero essere disponibili già domani - il tempo generalmente necessario per scaricare il materiale contenuto in ognuna delle scatole - e saranno poi consegnati alle autorità olandesi che coordinano l'inchiesta internazionale. Le aspettative sono alte, confermate dal fatto che al momento non sono emerse prove di un'avvenuta manomissione del contenuto, l'ipotesi più temuta. I dispositivi in questione sono sì due scatole, ma sono arancioni e non nere come descritte per consuetudine, proprio per essere più visibili in caso di recupero. Contengono informazioni cruciali: una registra i dati del volo, ovvero tutte le funzioni operative attivate dall'aereo, l'altra porta invece con sè tutte le conversazioni, ma anche suoni e rumori dall'interno della cabina di pilotaggio. Per l'Olanda infine, quella di ieri è stata la giornata del lutto: quaranta bare di legno senza nome sono state accolte dall'inchino del re, della regina e delle massime autorità dello Stato, e sono state caricate a spalla dai militari in alta uniforme su quaranta carri funebri. Ora l'Olanda è un Paese disorientato: dal dolore, dalla rabbia e dall'impossibilità di spiegare le ragioni del disastro che le ha sottratto 193 famigliari, amici, vicini di casa. «Tutti conosciamo almeno una persona legata in qualche modo a qualcuno che era su quell'aereo», dice uno dei tanti olandesi che lascia fiori all'ingresso dell'aeroporto di Eindhoven, meta finale dei passeggeri convinti, una settimana fa, di raggiungere Kuala Lumpur. Ma le salme arrivate non hanno un nome e parenti e amici, che li aspettavano di ritorno dal viaggio in Malesia, dovranno ancora aspettare. L'identificazione è cominciata ieri sera nella base militare di Hilversum, vicino Amsterdam, e potrebbe anche durare mesi. Nel frattempo chi ha perso qualcuno è costretto a fare la spola tra l'aeroporto e la base militare dove dovrà potare gli oggetti utili all'identificazione tramite Dna.