Gli speleosub francesi nei misteri del Timavo esplorate nuove cavità

di Patrizia Piccione A un metaforico tiro di schioppo da piazza Unità si cela l'enigma sotterraneo più intrigante d'Europa. Sin dalla sua scoperta nel 1841, l'Abisso di Trebiciano, sul cui fondo a 329 metri di profondità scorre il Timavo, è il meraviglioso tarlo che fa impazzire gli speleologi, che da oltre 150 anni cercano di annodare l'intricata rete del corso sotterraneo del fiume. Di raffigurarne insomma il percorso tra le Grotte di San Canziano in Slovenia, dove il fiume si inabissa, e le risorgive a San Giovanni di Duino, dove riaffiora. Sotto il Carso si nasconde un vasto regno sotterraneo fatto di grotte, collettori, laghi sommersi, sifoni e gallerie, che fanno parte del cosiddetto reticolo del Timavo ipogeo. Le principali "star underground" per dare delle risposte utili a svelare il percorso delle acque tra il punto A e il punto B sono l'Abisso di Padriciano e il Pozzo dei Colombi, una sorta di tubone verticale che termina in uno specchio d'acqua, alle spalle della chiesetta di San Giovanni di Duino. È una speleosfida che ha riportato anche quest'anno a Trieste il team degli speleosub francesi del National Cave Diving, ramo della blasonata Fédération française d'études et sports sous-marin, che per un'intera settimana ha effettuato le immersioni nella profonda pancia del Carso triestino aggiungendo un tassello importante ai 330 metri di nuova galleria "colonizzata" l'altr'anno sul fondo dell'Abisso. Ovvero ulteriori 100 metri, debitamente sagolati con cavo d'acciaio: vale a dire che si fissa alla parete un cavo che funge da filo d'Arianna, sia per tornare indietro sia per ritrovare il percorso nelle future esplorazioni. Inoltre Marc Douchet, Christian More e Jeremy Prieur-Devon sono riusciti, con visibilità zero, a determinare la larghezza della galleria, circa 12 metri, abbandonando la sagola e procedendo in leggera diagonale fino a toccare la parete opposta. La missione esplorativa da brivido alla ricerca di una strada maestra verso le risorgive è la seconda fase del "Timavo System Exploration", progetto in collaborazione con la Società Adriatica di Speleologia di Trieste - che ne cura la logistica e il supporto tecnico – e con il patrocinio del Comune di Trieste. Lo scorso anno gli speleosub capitanati da Claude Touloumdijan, il Jacques Cousteau delle immersioni sotterranee, sono riusciti a percorre e a sagolare una galleria per oltre 300 metri: dal fondo dell'Abisso si sono immersi nel lago Boegan, e da lì hanno scoperto un nuovo corridoio. Più facile a scriversi che a farsi, poiché, come spiegano sul blog dell'Adriatica di Speleologia dove è possibile seguire in tempo reale le varie fasi delle operazioni, e come mettono in luce le riprese del lungometraggio "Timavo System Exploration 2013" diretto da Benjamin Guignet e Giacomo Marsi, proiettato l'altra sera al cinema dei Fabbri, i sub si immergono in acque che definire torbide è poco, dove non si vede a un palmo dal naso. Underwater men dai nervi d'acciaio, che grazie a equipaggiamenti ipersofisticati possono stare in immersione fino a otto ore. Argonauti delle acque sotterranee, con bombole, torce, cavi e il respiratore rebreather – ad elevata autonomia e con un sistema di variazione della quantità di ossigeno nella miscela – che paiono creature uscite dalla penna di Jules Verne. «In verità i francesi avevano esplorato il Pozzo dei Colombi già vent'anni fa ma si erano fermati poiché le tecnologie di allora non erano sufficienti. Ne avevano intuito però le potenzialità di ricerca subacquea, tanto è vero che già allora avevano sagolato con l'idea di tornare», spiega Marco Restaino dell'Adriatica di Speleologia, tra i dieci speleo italiani di supporto alla spedizione 2014. Tornando allo speleo-enigma che vede protagonista l'Abisso di Trebiciano, i sub francesi risalendo hanno portato su un inatteso "coup de theatre", anzi, un "coup de grotte", che darà all'Adriatica un bel po' da pensare i prossimi mesi: ovvero fino al già confermato ritorno del team d'oltralpe, per Timavo System Exploration 2015. Mentre esploravano la nuova galleria, infatti, con la condivisa quasi certezza che le correnti dovessero andare verso est, ossia verso la Slovenia, hanno invece constatato che vanno in direzione ovest. «Questi oltre 300 metri verso sud-ovest sono un grattacapo che di fatto ribalta tutte le nostre teorie – commenta Restaino – e quindi dovremo rivedere un po' tutto. Ma, allo stesso tempo, darà nuovo impulso per cercare di svelare i misteri di questo fiume straordinario». ©RIPRODUZIONE RISERVATA