Merkel e Van Rompuy aprono sulla flessibilità

di Lorenzo Robustelli wBRUXELLES A piccoli passi, con fatica le insistenze di Matteo Renzi (e degli altri leader socialisti europei) insieme ad un'analisi dei dati (con la disoccupazione che non cala) a qualcosa stanno portando. È stato solo un soffio d'aria fresca, ancora non c'è nulla di veramente nuovo, ma dalla Germania ieri è giunto qualcosa che è servito a rasserenare molti in Europa, a partire dall'Italia. Con poche parole, calibrate e non troppo impegnative, la Germania ha fatto sapere che qualche margine di manovra i Trattati europei lo offrono. Certo, le regole ci sono, ma le si possono applicare tutte, non solo quelle più severe. «E' possibile prorogare i termini, cosa già accaduta in passato", ha spiegato ieri a Berlino il portavoce della cancelliera tedesca Angela Merkel Steffen Seibert. Non è molto, ma è almeno non è il solito "no" a chi, come l'Italia, chiede la possibilità di fare qualcosa per creare nuova occupazione oltre che a tenere i conti sotto controllo. Vuol dire che a chi fa i compiti a casa, cioè fa le riforme che l'Europa richiede, in alcuni casi da anni e anni, si può dare un poco più di tempo per raggiungere gli obiettivi macroeconomici. Lo si è fatto per la Francia e ci si appresta a farlo per altri. Però la chiave per ottenere un poco di flessibilità è la grande questione "credibilità", che riguarda in particolar modo l'Italia. «La credibilità - ha detto Seibert - deriva dal rispetto delle regole che ci si è dati». Dunque anche l'Italia può contare su una mano se saprà darsi una mano lasciando intravedere che le cose in casa le si stanno facendo. Nelle stesse ore a Roma si rendeva pubblico il lungo documento messo a punto dal governo Renzi come contributo al programma di legislatura dell'Unione. Poco dopo da Bruxelles si diffondeva un testo che, certo tra ancora molte vaghezze, tende ad impegnare l'Unione a fare di più per la crescita e l'occupazione. La prima priorità individuata dall'Italia è "ripensare a mente fresca la strategia più efficace per ripristinare la crescita, creare occupazione e promuovere la coesione». La risposta di Bruxelles, contenuta nel documento che il presidente del Consiglio europeo Herman van Rompuy sta mettendo a punto come base del programma della prossima Commissione e che dovrà essere approvato dai capi di Stato e di governo nel vertice del 26 e 27 giugno è anch'essa al primo punto: «Un'Unione di posti di lavoro, crescita e competitività». E' la conferma che nell'Unione europea il tema dell'occupazione conquista sempre più spazio. Certo un punto fermo c'è: «Non si può più pensare alla creazione di nuovi debiti, la regola del Patto di stabilità va mantenuta», ha ribadito il presidente del gruppo Popolare al Parlamento europeo Manfred Weber ieri a Roma, durante una visita di una delegazione di Strasburgo alle istituzioni italiane in vista del prossimo semestre di presidenza che tocca a Roma. Non c'è solo l'economia però, Nel suo documento l'Italia sottolinea la necessità di "promuovere un'autentica Politica comune dell'immigrazione», rafforzando gli strumenti di gestione integrata delle frontiere con la creazione di un vero e proprio Sistema Ue di guardie di frontiera, e sviluppando nuove regole sul riconoscimento reciproco dell'asilo, per promuovere «una genuina solidarietà a livello europeo». Van Rompuy risponde dicendo che è necessario «gestire meglio la migrazione in ogni suo aspetto: aumentando l'attrattiva dell'Europa per i non-Europei con capacità specifiche; gestire in maniera più rigorosa la migrazione irregolare, anche attraverso una migliore cooperazione con stati terzi, proteggendo coloro che hanno bisogno attraverso una robusta politica di asilo e con una gestione rafforzata dei confini esterni dell'Unione». Non è che siano proprio risposte impegnative, ma qualche "vibrazione " comune sembra comunque esserci, e si tratta di segnali positivi ©RIPRODUZIONE RISERVATA