Afro, Levi, Santomaso tra i gioielli dell'Università

di Franca Marri Un "Ricordo d'infanzia" di Afro, un "Cantiere" di Giuseppe Santomaso, l'omaggio a Garcia Lorca di Nino Perizi, il "Ritratto di Umberto Saba" dipinto da Carlo Levi: sono soltanto alcuni dei capolavori della collezione d'opere d'arte dell'Università degli Studi di Trieste. Si tratta di un significativo patrimonio accumulato in novant'anni di vita dell'istituzione, che ora un volume edito dalla Eut, per la cura di Massimo De Grassi, professore associato di Storia dell'arte contemporanea al Dipartimento di studi umanistici, ha cercato di censire e studiare nella sua complessità e stratificazione. "Ricorda e splendi" è il titolo della pubblicazione che riprende il motto del sigillo dell'Università degli Studi di Trieste fatto realizzare nel 1950 dall'allora rettore Angelo Ermanno Cammarata a Tranquillo Marangoni. In questo caso, l'intento è sicuramente quello di ricordare innanzitutto la storia dell'Ateneo e dei personaggi che hanno contribuito in vario modo alla sua crescita, tenendo anche conto del fatto che uno dei nuclei più importanti della collezione è costituito da opere celebrative e ritratti di uomini illustri. A cominciare dal busto in marmo dello scultore milanese Pietro Magni che ritrae il barone Pasquale Revoltella: è la replica autografa della prima versione conservata al Museo Revoltella, destinata alla scuola commerciale sorta a Trieste per volontà del barone, ideale fondamento per la futura Regia Università degli Studi Economici e Commerciali. C'è poi il busto in bronzo di Fabio Filzi, lo studente di economia, sottotenente volontario durante la prima guerra mondiale, impiccato a Trento insieme a Cesare Battisti con l'accusa di cospirazione contro il governo austriaco; o quelli di Italo Svevo e di Carlo Brunner; e ancora i ritratti dei rettori, sei dei quali firmati dal pittore triestino Edgardo Sambo, «peintre en titre de l'Université» a detta di Luigi Coletti, primo docente di Storia dell'arte. Insieme ai lavori per la nuova sede progettata nel 1938 da Raffaello Fagnoni e Umberto Nordio, vengono quindi ricordati i rilievi decorativi di Mario Moschi, i mosaici pavimentali di Ugo Carà, le sculture di Marcello Mascherini. Un'attenta ricostruzione storica ripercorre poi la complessa organizzazione dell'Esposizione nazionale di pittura italiana contemporanea promossa dall'ateneo e tenutasi nell'aula magna dell'edificio centrale tra il dicembre del 1953 e il marzo dell'anno successivo: «Un'iniziativa decisiva per l'incremento quantitativo e qualitativo delle proprie collezioni». A questa circostanza si legano ad esempio le acquisizioni dei dipinti citati all'inizio e di quelli di Ottone Rosai, Enrico Paulucci, Francesco Trombadori. Pure l'apertura del Centro di sisica teorica di Miramare alla fine degli anni Sessanta arricchirà il patrimonio artistico universitario di opere quali le due grandi xilografie di Spacal, il pannello ligneo di August Cernigoj e quello di alluminio di Nane Zavagno, cui si aggiungeranno successivamente le tele donate dall'artista neozelandese Barbara Srathdee. In anni più recenti la rinata attività espositiva dell'ateneo triestino ha portato ad ulteriori lasciti di artisti contemporanei quali Aldo Famà, Enzo Valentinuz, Paolo Cervi Kervischer. Sfogliando il volume si ha modo di apprezzare questo variegato patrimonio nella ricca sezione delle tavole a colori, avendo modo quindi di approfondire la conoscenza di ogni singola opera nella sezione delle schede redatte con attenzione da diversi studiosi, con la riproduzione dell'intero catalogo purtroppo soltanto in bianco e nero. ©RIPRODUZIONE RISERVATA