"Il signor Kreck" di Juan Octavio Prenz, un'identità senza nome

di CARMELA FRATANTONIO Fin dall'inizio del romanzo "Il signor Kreck" di Juan Octavio Prenz, tradotto da Betina Lilian Prenz per la casa editrice Diabasis, da quando le gemelle Salgueiro valutano dallo spioncino l'aspirante locatario Rodolfo Kreck, si viene catturati nel luogo di tutte le solitudini, nelle vite di scarto (Bauman) che procedono anonime. Ma se la sociologia, anche la più raffinata, può censirle e spiegarle, la vera letteratura può entrarci dentro e diventarle. Il signor Kreck si è adattato all'Argentina che accoglie tutti, lasciando l'Istria e un potere oppressivo, per ritrovarsi nei tetri 70 tra le nequizie di un altro potere: arresti, sparizioni, delitti. Si cambia terra, la sopraffazione non cambia. Nel libro, un frammento d'orrore: quello delle "zone liberate", da cui le forze di polizia si ritiravano per lasciar spazio all'impunità dei paramilitari. Il vuoto delle strade, l' "orripilante sospensione del tempo". Di fronte a ciò la gentilezza di Kreck, che non smette di pensare ed agire educato, neanche coi carcerieri, è segno che l'umanità sopravvive grazie alle vite così, alle persone così. Nemmeno alla moglie dice di aver affittato un appartamento, né perché. Forse l'azione è nata prima del perché, forse il piacere di un segreto si è insinuato nell'uomo per far dispetto alla sua stessa limpidezza di assicuratore e marito. Forse uno scherzo al mondo, sottraendosi allo sguardo pubblico. Nel suo ordinato percorso si è comunque aperta una buca. E forse voleva proprio questo, una crepa per vedere che succede. Eppure K, sembra un uomo senza inconscio (rubando allo psicanalista Recalcati), gli basta "una felicità minima", nessun sottofondo incoercibile, ma contegno, dignità, riguardo. Un uomo salvo dalla tentazione del male. Come il suo parente prossimo Fernando Pessoa, cammina guarda agisce e parla con parsimonia, amante del mondo comunque esso sia. Entrambi testimoniano l'eleganza della vita non gridata, la misura del testimone coinvolto. Un uomo che non si volta indietro, Kreck, nemmeno dopo aver attraversato un emisfero. Uomo spaziale più che temporale, svicola verso un terzo luogo tra quello d'origine e quello di espatrio, dove semplicemente stare dentro un'identità senza nome. Un romanzo poderoso e lieve, la cui prosodia s'intona con il sottovoce del protagonista Kreck. Ma il protagonista, infine, è sempre l'autore: sua l'invenzione, sua la corrente di parole che, a metterle in fila, ce ne va di pazienza, di modestia, talento e ossessione. Grazie, Octavio Prenz. E grazie a chi lo ha ritratto in un "mural" proprio davanti alla casa materna, a Ensenada, da cui ti espandi. "Il signor Kreck" di Juan Octavio Prenz, nato a La Plata in Argentina, ma che vive da molti anni a Trieste, viene presentato venerdì, alle 17.30 alla Libreria Minerva in via San Nicolò 20 a Trieste, con gli interventi di Sergia Adamo dell'Università di Trieste e del germanista e scrittore Claudio Magris. ©RIPRODUZIONE RISERVATA