Gli asiatici sbancano Christie's: «Sono come aspirapolveri»

NEW YORK Grazie Asia, e Christie's sbanca il banco: tre ore di martello del battitore e l'altro ieri nei saloni della casa d'asta di Rockefeller Center sono passati di mano 745 milioni di arte del dopoguerra grazie alle tasche profonde di miliardari venuti dall'Oriente. «Sono come aspirapolveri. Comprano tutto», ha commentato con il New York Times Bill Bell, un collezionista di Los Angeles che all'inizio della serata aveva tentato di acquistare una delle Marilyn di Andy Warhol ma è stato sconfitto sul filo di lana da Xin Li, vice-presidente di Christie's Asia che puntava per conto di clienti al telefono. Li ha finito per comprare metà dei 10 pezzi più pregiati della vendita che ha segnato un totale da record nella storia della casa d'asta. A sorpresa la star della serata è stata una tela astratta di Barnett Newman, «Black Fire I» dipinta nel 1961 mentre il pittore era in lutto per la morte del fratello George: è stata comprata per telefono per 84,1 milioni di dollari. Un trittico di Francis Bacon è stato venduto a 80 milioni di dollari: «Tre studi per un ritratto di John Edwards», un insieme di tre tele dipinte da Bacon nel 1984, non ha eguagliato il record di un altro trittico, «tre studi di Lucian Freud», dello stesso pittore, battuto da Christiès a New York l'anno scorso per 142,4 milioni di dollari, primato mondiale per un'opera d'arte venduta all'asta. Altra mezza delusione per «Number 5, 1951 (Elegant Lady)» di Jackson Pollock, il quadro scambiato dall'artista per la decappottabile su cui rimase ucciso due anni dopo. Stimato almeno 12 milioni, è stato aggiudicato per 11,3 milioni di dollari, forse in odor di jella. «Poisson Volant» (Pesce Volante) di Alexander Calder era stimato in partenza tra 9 e 12 milioni di dollari: finirà in Asia dopo esser volato a quasi 26 milioni.