Generali, il ritorno dei fondi esteri

di Piercarlo Fiumanò wTRIESTE Sulle Generali di Greco aumenta l'attenzione dei fondi esteri. Il gruppo vede premiati i suoi sforzi nell'aumentare il peso internazionale e promette una politica di dividendi più generosa mentre accende i motori per centrare in anticipo gli obiettivi del piano triennale. L'assemblea alla Stazione Marittima si consuma in circa quattro ore "sorvegliata" dal presidente di garanzia Galateri che governa abilmente su intemperanze, speranze, timori e apprensioni dei soci. La novità proviene da una forte partecipazione di investitori istituzionali esteri che quest'anno è cresciuta al 15,3% dal 9,2% del 2012. Le Generali del top manager ex Zurich, anche di riflesso al ritorno dei grandi fondi stranieri che tornano a investire in Italia, restano la cartina di tornasole del Sistema Paese. Galateri, che ha partecipato all'incontro fra il premier e il numero uno del fondo Blackrock Larry Fink, ha evocato una sorta di effetto Renzi: «C'è grande speranza per l'Italia». Le Generali guardano così con fiducia al 2014 e al 2015: la ripresa non è più un'Araba Fenice. Nessuna novità sul fronte dei grandi soci sopra il 2%: la quota in mano al Fondo Strategico Italiano, veicolo della Cdp, che potrebbe avere avviato la dismissione del 4,5% già di Bankitalia, resta immutata: Mediobanca possiede il 13,288%, Del Vecchio (attraverso Delfin) il 3,086%, De Agostini (New B&D; Holding) il 2,484, gruppo Caltagirone 2,232%, Ubs 2,162% e Effeti il 2,151%. Blackrock, che lo scorso anno aveva il 2,8%, è uscito in apparenza di scena. Ieri ha dominato il sentiment dei soci l'azione legale intrapresa dal gruppo nei confronti dell'ex ad Giovanni Perissinotto e dell'ex direttore generale Raffaele Agrusti per gli investimenti alternativi compiuti durante la loro gestione. Il presidente Gabriele Galateri ha ripreso il dossier, al centro di diversi interventi, per sottolineare che il gruppo ha potuto affrontare un tema così delicato, come quello degli investimenti alternativi, «anche grazie a una governance moderna ed efficace, che è stata possibile con la decisa spinta di Mediobanca, e dei principali azionisti quali De Agostini, Leonardo Del Vecchio e Caltagirone». Fra i consiglieri spiccava l'assenza di Lorenzo Pelliccioli, patron della De Agostini (2,4% del Leone), unico nel board a votare contro la causa agli ex manager, che resta schierato al fianco del Ceo: «Il lavoro del consiglio - ha detto Galateri - si svolge in armonia anche laddove la dialettica è forte, sempre però senza conflitti». In sostanza, Greco ha l'appoggio totale dei soci e dell'azionista storico Piazzetta Cuccia. E quindi addio ai salotti buoni, ai patti di sindacato e alle partecipazioni non strategiche a cominciare da Telecom. Cambio di rotta che, come ha dimostrato la forte presenza di investitori istituzionali e esteri ieri a Trieste, è stata apprezzata dal mercato. Greco ha rinnovato la promessa di rivedere «in senso migliorativo per gli azionisti» la politica di dividendi. «Abbiamo ancora strada da fare. Generali deve fare più utili e li farà già nel 2014 e negli anni successivi». I soci hanno approvato il bilancio 2013 e la distribuzione di un dividendo più che raddoppiato a 0,45 euro su utili per 1,9 miliardi di euro: «Sono i migliori risultati degli ultimi cinque anni -ha detto il Ceo- ottenuti senza alcun contributo straordinario. Siamo usciti da tutti gli investimenti non coerenti con il business assicurativo e abbiamo ceduto le attività non strategiche. Ci eravamo impegnati a ridurre il debito e stabilizzare la distribuzione del dividendo». Parlando del futuro della compagnia, Greco non ha nascosto che il 2014 «sarà un anno complesso». «Tuttavia - ha proseguito - guardiamo ai prossimi due anni con fiducia». Il quadro economico comincia a mostrare segnali di ripresa, che in Europa è ancora troppo debole. Il business in tutto il mondo è caratterizzato da una fortissima competizione che aumenterà con l'ingresso di nuovi concorrenti. Noi abbiamo le potenzialità per affrontare queste sfide». Nessuna novità sul dossier Bsi, la controllata svizzera da tempo inserita nella lista degli asset da cedere: «É una vendita da fare con attenzione - ha aggiunto Greco, in sintonia con il patron di Luxottica Del Vecchio che aveva invitato a non avere fretta. «Bsi -ha chiarito- è un asset molto complesso con attività in Europa, Asia e America Latina e ciò lo rende unico. Dobbiamo procedere con calma e cautela e prenderci tutto il tempo necessario per arrivare a una vendita vantaggiosa per noi». Sul fronte dismissioni dopo la cessione a Scor delle attività in Usa e la vendita delle quote di minoranza in Messico, Greco ha difeso il timing della cessione del 12% di Banca Generali «per un multiplo di 12 volte gli utili della banca» e di Fata alla Cattolica. Il Leone sta intanto completando l'uscita dai salotti buoni, a partire da Telecom: «Abbiamo raggiunto l'accordo con Telefonica per permetterci l'uscita definitiva dal capitale di Telco senza aggravare le perdite già subite sull'investimento. Non partecipiamo più come azionista attivo alla gestione del gruppo telefonico». In assemblea ha trovato spazio anche la situazione ucraina. Il Ceo ha dichiarato che Generali non ha alcuna attività nel paese: «In Russia l'unica partecipazione è quella in Ingosstrakh», eredità degli accordi ormai estinti nella joint con la Ppf di Petr Kellner. ©RIPRODUZIONE RISERVATA