La passione del mare unisce le generazioni a bordo della Belem

È partito ieri da Trieste lo storico il veliero Belem. A bordo un giornalista che racconterà il suo viaggio attraverso l'Adriatico fino all'arrivo a Venezia previsto per venerdì. Questa è la prima puntata del diario di bordo. Le successive puntate, assieme alle immagini del viaggio, saranno pubblicate sul sito www.ilpiccolo.it di Ugo Dinello wTRIESTE «A Venezia, e in generale in Italia, ci si accorge delle cose belle solo quando sono ormai scomparse. Ci siamo fatti portare via un sogno». Poche, amare parole che Virgilio Guidi dedicò alla cessione del "Giorgio Cini", il veliero che era diventato parte del paesaggio veneziano, specie di quell'isola che Guidi conosceva meglio di ogni altro e che era diventata il suo simbolo. Davanti all'isola di San Giorgio quel veliero dalla linea stupenda che il conte Vittorio Cini dedicò alla memoria del figlio Giorgio consegnandolo alla scuola nautica che già ne portava il nome, è stato testimone della storia della città e dei suoi abitanti. Migliaia di "marinaretti", come venivano chiamati gli allievi dell'istituto Cini, svolsero dal 1952 al 1976 su quel magnifico tre alberi il loro viaggio d'istruzione lungo tutte le rotte del Mediterraneo. Un'esperienza unica per tutti, rimasta un ricordo indelebile per quei ragazzi di allora diventati uomini. "Marinaretti" che oggi, per la prima volta sono tornati a bordo del "loro" veliero, riacquistato dai francesi che l'avevano costruito a Nantes nel 1895 e che se lo sono restaurati in maniera addirittura sontuosa, grazie ai fondi raccolti con una tra le più massicce collette nazionali, tanto che dopo l'intervento il Belem è stato dichiarato monumento nazionale è riarmato grazie a una fondazione costituita dalle casse di risparmio e dalla marina militare. Dario Battaglia si è imbarcato per la prima volta a 14 anni, nel 1959. Ora di anni ne ha 58, ma non dimentica quelle estati passate a bordare a segno le vele sotto gli ululati degli ufficiali che insegnavano loro i rudimenti di un mestiere duro, difficile, spesso impossibile se non a prezzo di duri sacrifici. Lui oggi è disegnatore navale ma quando arrivò in quella scuola, che era dedicata agli orfani e ai figli della gente di mare era impaurito. «Eravamo seicento, dalle medie alla maggiore età, e per questa nave sono passate migliaia di vite e di storie. Sono emozionato». Vicino a lui Leonardo e Alessandro, 15 anni, ascoltano seri. Loro sono iscritti all'istituto nautico "Venier" di Venezia (oggi riunito con il Cini) ma hanno fatto carte false per convincere i genitori a lasciarli partire per questo stage a bordo di una nave che per loro è un mito. Cercano di non farlo vedere ma sono emozionati. «Ma vi rendete conto? - chiedono increduli - Imbarcarsi sul Belem. Ora ormai se a scuola ci fanno fare una vogata è già tanto». Tanta emozione tra gli ex "marinaretti" che ci hanno navigato e che non hanno mai voluto perdere i contatti con i compagni di un tempo come Gianni Missijaia, che ha fondato e presiede l'Associazione Marinaretti Giorgio Cini Scilla (quest'ultimo in nome del collegio dove erano alloggiati i bambini dagli 8 ai 18 anni) e che tocca i posti a lui familiari. Oppure quelli che non ci sono mai stati perché troppo giovani e ne hanno solo sentito parlare come Loris Spolaor, che ora è radiotelegrafista di bordo: «Sono più emozionato io di loro, mi sono anche portato un libro per tenermi occupato e non fare trasparire cosa mi ribolle dentro». Ma c'è anche chi come Edmo Ballarin su questa nave ha lavorato a lungo: «Io ero il cuoco che sfamava quei piccoli lupi che erano ogni momento libero davanti alla cucina a chiedermi il pane. E io che informavo, infornavo. Tutto pur di farli sorridere. Molti erano orfani di marinai, altri il padre lo vedevano ogni sei mesi o un anno. Erano piccoli cui ho voluto molto bene». Da Trieste, dallo storico molo Bersaglieri dov'è arrivato per il 260° dell'istituto nautico, il Belem è salpato oggi con a bordo decine di ex marinaretti con destinazione la Dalmazia e poi Venezia, dove arriverà venerdì 18 accolto con gli onori militari e diplomatici alla presenza dell'ambasciatore francese in Italia Alain Le Roy, dei vertici militari, dal sindaco Giorgio Orsoni ma soprattutto dalla città che potrà riavere anche solo per qualche giorno il "suo" veliero che potrà essere visitato da piccoli e "piccoli di allora" cresciuti con un sogno. Un sogno che, una volta tanto, ritornerà. La partenza è stata salutata da un groppo di grandine e le previsioni meteo annunciano mare mosso verso la Croazia. Ma questo per il Belem non è un problema e nemmeno per i "marinaretti". ©RIPRODUZIONE RISERVATA