Una rete di pedofili smantellata a Udine

«Spero che i giudici di secondo grado valutino la vicenda in maniera molto ponderata». L'auspicio è del procuratore capo di Udine Antonio Biancardi all'indomani della presentazione dell'appello promosso dalla difesa di Lisandra Aguila Rico (in foto), la cubana di 23 anni, condannata in primo grado all'ergastolo per l'omicidio dei coniugi Paolo Burgato e Rosetta Sostero, massacrati a coltellate nella loro villetta di Lignano. «Quell'orrendo delitto va punito con due ergastoli. Purtroppo per ora siamo riusciti a processare solo uno dei due autori dell'omicidio», ha aggiunto specificando che «fatti di sangue vanno repressi severamente con pene certe, che vengano confermate e passino in giudicato». Il procuratore ha colto l'occasione per esprimere il proprio apprezzamento anche per la richiesta di condanna all'ergastolo formulata lunedì dal pm Marco Panzeri nei confronti di Vincenzo Manduca, il macellaio di di Forlì accusato dell'omicidio dell'ex fidanzata Lisa Puzzoli. di Cristian Rigo wUDINE Adescavano le bambine su una comunità virtuale di Netlog e, dopo essersi scambiati i riferimenti, intrattenevano rapporti con loro attraverso Facebook, Messenger, Skype e WhatsApp, acquisendo filmati e foto a sfondo sessuale. La community di pedofili è stata però scoperta e smantellata dalla polizia postale di Udine. Sono 24 gli indagati coinvolti nell'operazione "micione mio" (dal nomignolo col quale una ragazzina di 12 anni chiamava il suo interlocutore virtuale) e due di loro, un impiegato stagionale e uno studente universitario, entrambi sotto i 30 anni, sono residenti in provincia di Udine. Le indagini, condotte dalla polizia postale di Udine sotto il coordinamento del dirigente del compartimento regionale Pasquale Sorgonà e dell'ispettore capo Francesco Tempo, sono cominciate circa un anno fa dopo la denuncia presentata dai genitori di una bambina di 12 anni della provincia di Udine. Nel suo telefonino e sul computer i genitori avevano infatti trovato fotografie e mail a luci rosse, oltre a centinaia di Sms e chat via WhatsApp. Le perquisizioni, coordinate dal Centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia on-line di Roma e dalla sezione polizia postale e delle comunicazioni di Udine, hanno permesso di sequestrare 22 computer, 46 hard disk, 508 supporti Cd e Dvd, 46 pen drive Usb, 50 telefoni cellulari e Sim card, 11 memory card e documentazione varia ritenuta utile per il proseguimento delle indagini. Le attività sono state eseguite nelle province di Pesaro, Udine, Roma, Palermo, Caserta, Vibo Valentia, Brescia, Latina, Cagliari, Avellino, Monza e Brianza, Enna, Milano, Verbania, Lecce, Savona, Lucca, Forlì e Cesena, Genova, Torino, Bari, Verona e Benevento. Tra i denunciati, che hanno un'età compresa tra i 29 e i 54 anni con due ultrasessantacinquenni (tra i quali un anziano di circa settanta anni residente in Sardegna, nel Sulcis Iglesiente), figurano impiegati, liberi professionisti, studenti, operai e pensionati e sono compresi anche quattro recidivi per reati commessi in danno di minori in particolare di pornografia minorile, tentata e/o consumata violenza sessuale. Dalle 27 perquisizioni eseguite nei domicili degli indagati i poliziotti hanno scoperto un meccanismo di scambio di informazioni, contatti e materiale pedopornografico. In casa di uno degli indagati hanno scoperto un archivio corredato di nomi, età e cellulare delle ragazzine, dai 12 ai 15 anni, cadute nella rete, corredate anche di considerazioni e dettagli erotici. Sono emersi 7.000 messaggi WhatsApp e 106 contatti Messenger. Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore di Trieste, Cristina Bacer, puntano ora a capire quante minorenni sono cadute nella rete. ©RIPRODUZIONE RISERVATA