L'ultradestra di Jobbik supera il 20% e spaventa l'Ue

BUDAPEST «Continuiamo a crescere». Parola di Gabor Vona, leader di "Jobbik" e vincitore morale delle elezioni magiare grazie alla forte crescita del suo partito rispetto al 2010. «Non siamo riusciti a ottenere il numero di seggi che avevamo sperato, ma abbiamo superato il 20%, ci credevano in pochi», ha specificato Vona a urne chiuse. Urne che hanno reso Jobbik «il più forte partito radicale in Europa» e le elezioni europee di maggio saranno il prossimo terreno di battaglia, la promessa. Una prospettiva, quella di un'ulteriore crescita dell'ultradestra ungherese, che inquieta molti in Europa. Sono le politiche di Orban e la sua «retorica nazionalista» a incoraggiare un preoccupante clima di odio, l'opinione forte di Hannes Swoboda, presidente del gruppo dell'Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici all'Europarlamento. In Europa non ci dovrebbe «essere spazio per l'estremismo e l'antisemitismo», ha sottolineato invece il portavoce di Angela Merkel, Steffen Seibert. Ma il vecchio continente deve realmente aver paura di Jobbik? Non la pensa del tutto così l'attento politologo magiaro Csaba Toth, numero uno del think tank liberale "Republikon". Certo, spiega Toth, «il partito ha ottenuto buoni risultati» e «l'agenda e la piattaforma politica» di Jobbik «sono estremistiche», ma certamente la maggior parte «di chi ha votato per il movimento non è radicale, è semplicemente insoddisfatta di quanto fatto dal governo». Insomma, non si dovrebbe parlare tanto di «crescita dell'estremismo», quanto piuttosto di un voto di sfiducia verso Orban. Un voto che è arrivato «in particolare dalle campagne, non tanto da Budapest», ricorda l'analista, mobilitando non solo gli elettori tradizionali, ma anche nuovi sostenitori nella provincia. Rimane ora da vedere se la "svolta moderata" decisa da Jobbik durante la competizione elettorale sia stata solo una manovra di marketing. (s.g.)