L'accento del ministro che recide i legami con la terra d'origine

di MICHELE CORTELLAZZO Rainews24, sabato 29 marzo, ore 9. La conduttrice annuncia un servizio sul Ministro dell'Economia Pier Carlo Padoàn. Parte il servizio, nel quale si parla del Ministro Pier Carlo Pàdoan. Una doppia possibilità di pronuncia del cognome del Ministro dell'Economia che è frequente in questi mesi. Il problemino l'aveva già notato immediatamente l'elefantino del Foglio, cioè l'attento direttore Giuliano Ferrara, al momento della formazione del governo. Elencando i ministri, ha osservato: «Matteo ha sbagliato l'accento del cognome: Padoàn, non Pàdoan». Con Ferrara stanno Gian Antonio Stella, che ha dedicato al tema un articolo sul «Corriere della Sera» del 12 marzo (con i competenti commenti del Presidente onorario dell'Accademia della Crusca Francesco Sabatini e della dialettologa Maria Teresa Vigolo), Antonio Di Lorenzo, nel «Giornale di Vicenza», io stesso nel blog «Parole» (http://cortmic.myblog.it/) e una miriade di siti e blog che si occupano di questioni linguistiche. Il punto è, secondo me, di una chiarezza cristallina: i cognomi come Padoan sono cognomi di origine veneta e, in quanto tali, portano l'accento sull'ultima sillaba. Quindi Padoàn. Allo stesso modo, portano l'accento sull'ultima sillaba Padovàn, Trevisàn, Visentìn, Furlàn, Milàn, e poi Padoìn, Bordìn, Lorenzìn, Benettón, Sansón, Stefanèl, e via dicendo. Che Padoàn sia un cognome di origine veneta, anche se il ministro è nato a Roma da padre torinese, è altrettanto indubbio. Lo dimostra la distribuzione geografica (ricavabile dal sito www.gens.info): all'evidentissimo nucleo veneto si accompagnano due addensamenti a Milano e Torino, secondo una configurazione tipica dei cognomi veneti, legata all'emigrazione interna del secondo dopoguerra, e qualche altra sporadica presenza in giro per la Penisola (ad es. a Roma). Ma i politici, usi a parlare di cose che non sanno, non sono d'accordo. Il saputello Pippo Civati, ad esempio, ha sostenuto che «Pàdoan è nato in Piemonte quindi si pronuncia ‘Pàdoan'», sbagliando persino la biografia del ministro. A sua volta, il vice-ministro allo Sviluppo economico, Claudio De Vincenti, economista romano, a «Tg3 Linea notte» del 12 marzo, ci ha rassicurati, informandoci, come se fosse un'ovvietà, che il cognome è Pàdoan, aggiungendo, con un sorrisino di supponente superiorità, che quello che aveva scritto Stella quel giorno si riferiva al dialetto. Spero che il vice-ministro, sia un bravo economista. Ma in linguistica è davvero impreparato e dovrebbe evitare di parlare di lingue, dialetti e pronunce, anche se provocato dai conduttori dei telegiornali. E mi dispiace che a sua volta Maurizio Mannoni, che conduceva la trasmissione, non abbia avuto la curiosità di chiedergli come pronuncia il cognome della ministra della Salute, Beatrice Lorenzin (di padre istriano). L'affermazione di De Vincenti relativa al dialetto è del tutto inconsistente. Non penso alla convinzione di alcuni che il veneto sia una lingua e non un dialetto: questione nominalistica e oziosa, che non appassiona i linguisti e divide le istituzioni (la Regione Veneto ha una legge per la tutela del patrimonio linguistico, il cui articolo 2 è intitolato «lingua veneta», mentre il Friuli Venezia Giulia ne ha una per la «valorizzazione dei dialetti di origine veneta»). Penso ad altro, e cioè al fatto che si potrebbe tirar fuori il dialetto a proposito della realizzazione della "n" finale di questi cognomi, che in Veneto è velare (cioè come la "n" di ancora o dell'inglese spelling), ma non a proposito dell'accento. Quello sulla vocale finale è in modo incontrovertibile l'accento etimologico, e ne possiamo essere certi quando pronunciamo le varianti derivate dalla forma plurale (Padovàni, Trevisàni, Furlàni, Milàni), accentate da tutti sulla "a". E poi, i cognomi possono anche essere di origine regionale, ma non sono più dialettali quando diventano patrimonio dell'anagrafe. Questa minima vicenda ci apre lo sguardo su alcuni problemi di ordine più generale, legati al policentrismo, linguistico oltre che culturale, del nostro Paese e alla definizione di chi possa essere il "padrone della lingua". Nel caso specifico: è lecito cambiare la forma dei cognomi? Se sì, chi è legittimato a farlo? Un tema credo particolarmente sentito in una terra in cui sono stati ortopedizzati con la forza i cognomi che sapevano di esotico (i Vidossich e i Cencig, per capirci) e nella quale è norma socialmente condivisa quella della ritrazione dell'accento nei cognomi di stampo veneto (Crèvatin, Trèvisan). Detto in altri termini: se, motivazioni sballate a parte, Civati e De Vincenti hanno ragione, e Padoan vuole farsi chiamare con l'accento sulla prima sillaba, ne ha il diritto? Se a un cittadino non piace il suo cognome, o lo ritiene frutto di un errore anagrafico, non può cambiarlo a piacimento, ma deve intraprendere una procedura formale, che riveste carattere eccezionale ed è ammissibile «esclusivamente in presenza di situazioni oggettivamente rilevanti, supportate da adeguata documentazione e da significative motivazioni». Ma ognuno ritiene di poter spostare come vuole l'accento, per ignoranza o per volontà di nobilitazione, e non c'è bisogno di nessuna procedura, perché non cambiano i documenti anagrafici, che, secondo le norme dell'ortografia italiana, segnano l'accento solo se la parola finisce con una vocale e questa è accentata. Non so cosa spinga il Ministro a farsi chiamare Pàdoan. Forse un'identità onomastica acquisita per rispecchiamento della forma usata dai suoi conterranei romani: un processo necessario, per garantirsi un'accettabilità sociale ed evitare sdoppiamenti di personalità anagrafica (ossitona in famiglia, parossitona nella vita sociale). Ma il prezzo di questa scelta è quello di recidere i legami con il proprio passato familiare, cancellando le tracce che gli avi lasciano su di noi non solo con i caratteri fisici, ma anche con l'onomastica. Il saldo è positivo? Comunque sia, io preferisco stare dalla parte dell'etimologia e della storia, e continuerò a chiamare il ministro secondo la forma tradizionale Padoàn, come immagino facessero suo nonno e suo bisnonno. Spero che non gli dispiaccia troppo. In caso contrario, renzianamente, me ne farei comunque una ragione. ©RIPRODUZIONE RISERVATA