«Ronchi deve restare dei Legionari»

La Lega Nazionale di Gorizia ha presenziato anche quest'anno, assieme al Comune in Largo 27 marzo per ricordare, come tradizione, le grandi manifestazioni di piazza del 26 e 27 marzo 1946. Proprio sotto la targa affissa alla colonna d'angolo via Oberdan-largo 27 Marzo è stato deposto un omaggio floreale dal presidente Luca Urizio e dal vicesindaco Roberto Sartori nel corso di una, come consuetudine, breve cerimonia alla quale hanno partecipato le autorità civile e militari locali, le associazioni combattentistiche ed un folto pubblico. Si è poi tenuta all'Ugg un secondo evento sempre organizzato dalla Lega Nazionale di Gorizia ed altrettanto seguito da un pubblico molto numeroso. In apertura dello stesso il presidente della Lega Nazionale di Gorizia Luca Urizio, il vicepresidente Guido Mondolfo ed il vicesindaco Roberto Sartori hanno ancora disquisito su quanto accaduto a Gorizia il 26 e 27 Marzo 1946 e successivamente è stata introdotta la conferenza con Giovanni Luigi Manco, autore del celebre libro "La Reggenza del Carnaro". Sono anche intervenuti Ivan Buttignon, autore di importanti pubblicazioni sui rapporti tra l'arditismo di sinistra (Arditi del Popolo), altre organizzazioni combattentistiche Lorenzo Salimbeni, esperto di geopolitica, e Alessandro Agrì, esperto degli impianti normativi e istituzionali della reggenza fiumana, che hanno discusso sulla figura di Gabriele D'Annunzio e della sua eredità in termini ideali e istituzionali «mettendo fine - si legge in una nota della Lega Nazionale - alle polemiche sorte in seguito a fallaci dichiarazioni sulla denominazione di Ronchi dei Legionari». Il 26 e 27 marzo del 1946 si tenne la visita a Gorizia della commissione interalleata per verificare quale fosse il senso di appartenenza della maggioranza dei goriziani che, partecipando a migliaia ai cortei in centro città, sottolinearono il desiderio della gran parte della comunità affinché Gorizia restasse una città italiana. Ciò fu sancito nel settembre dell'anno successivo con la stesura del confine e con la perdita di gran parte del territorio provinciale.