Carannante, chiesta la perizia psichiatrica

di Corrado Barbacini Impassibile, con lo sguardo fisso nel vuoto. Forse attonito. Così ieri mattina nell'aula della Corte d'Assise, Michele Carannante, 21 anni, residente a Duino, ritenuto l'assassino di Riccardo Degrassi, il portuale monfalconese di 38 anni, morto il 19 gennaio dello scorso anno per i colpi inferti con due pesanti vasi di fiori e con un contenitore di plastica per l'immondizia. L'unico momento di debolezza nell'udienza presieduta dal giudice Giorgio Nicoli (a latere Enzo Truncellito) l'ha avuto durante una pausa, quando - superando il blocco degli agenti della polizia penitenziaria - Carannante, seduto al primo banco vicino ai difensori, gli avvocati Elisabetta Burla e Giannantonio Milio, è stato avvicinato dalla fidanzata. Una ragazza alta e mora che prima di andarsene via lo ha baciato sulla guancia. Il resto è orrore, sangue e violenza. Uno scenario agghiacciante che ha scosso visibilmente i parenti della vittima (assistiti dall'avvocato Giovanni Iacono). Erano seduti assieme ad alcuni amici di Degrassi nello spazio riservato al pubblico. La ricostruzione fornita dai due sottufficiali dei carabinieri che hanno svolto le prime indagini già al mattino del 19 gennaio li ha lasciati atterriti. Le immagini commentate dai militari - testimoni del pm Valentina Bossi - del volto tumefatto del portuale monfalconese hanno svelato particolari inediti di un omicidio efferato e assurdo in cui la vittima è stata aggredita di spalle mentre stava orinando lungo la strada di casa. Senza un perché. Un omicidio tanto assurdo che in apertura i difensori hanno chiesto che la Corte disponga a Carannante la perizia psichiatrica «volta ad accertare se l'imputato fosse, al momento del fatto, capace di intendere e di volere. L'accertamento - si legge nell'istanza - andrà esteso al grado di maturità dell'imputato e alla propria capacità di relazionarsi». Ma la Corte si è riservata una decisione alla fine del dibattimento: in caso di colpevolezza accertata gli esiti della perizia potrebbero in sintesi rappresentare il confine tra una condanna all'ergastolo e una pena molto più leggera. Accolta invece l'altra richiesta. Quella della perizia fonica sulla traccia audio del telefonino in uso a Lenor Leghissa. Si tratta della giovane donna che quella notte aveva ricevuto nella segreteria telefonica un messaggio con le invocazioni della vittima morente. E invece stata rigettata la richiesta di acquisizione delle foto segnaletiche delle persone coinvolte in indagini di droga a Monfalcone. Carannante ha sempre negato di essere stato tra le persone filmate alle 2 di quella notte dalle telecamere posizionate davanti alla scuola Giacich in viale Cosulich, al contrario di quanto hanno sempre sostenuto gli investigatori. L'orrore, il sangue, la violenza si sono materializzati nelle parole dei due investigatori dell'Arma, i brigadieri Di Iorio e Ambrosini. «Abbiamo potuto accertare che la vittima è stata anche colpita mentre era riversa sull'asfalto. Gli schizzi di sangue hanno raggiunto il cofano di una macchina vicina», hanno spiegato i carabinieri. Poi hanno rivelato che i pantaloni erano aperti sul davanti. Ma anche - con tanto di planimetria - hanno interpretato le centinaia di impronte di sangue che passavano sull'altro lato della strada e che portavano fino al cortile della casa della famiglia Medeot in via Pisani. Dove prima di ammazzare Degrassi, l'assassino aveva rubato i vasi di fiori e dove poi, in un lavandino esterno, si era pulito del sangue della mattanza. «Sono arrivato a Carannante conoscendo l'ambiente di Monfalcone. Poi ho visto le immagini delle telecamere...», ha spiegato il brigadiere Ambrosini. Prima di lui hanno testimoniato il titolare del locale di Staranzano dove di era fermato Degrassi prima di tornare verso casa a Panzano e un suo amico che ha escluso l'ipotesi delle minacce. La prossima udienza è stata fissata per il 14 marzo. ©RIPRODUZIONE RISERVATA