E al rush finale stasera se la giocano Renga e Arisa

di Carlo Muscatello Che poi a pensarci bene basterebbe così poco. Fazio è dalla prima sera che ce la mena con la bellezza. E poi la vera bellezza, la grande bellezza della musica e delle canzoni deve spingere e aspettare le ore piccole, per essere ammessa al Festival di Sanremo. Ieri l'eccezione che conferma la regola. Sin dalla prime battute, affidate a Marco Mengoni, vincitore l'anno scorso con "L'essenziale", che ha aperto con un delicato omaggio all'istriano Sergio Endrigo, vincitore a Sanremo nel '68 con "Canzone per te". Il fustacchione metrosexual di Ronciglione, provincia di Viterbo, che in pochi anni è passato da "X Factor" alle classifiche europee, ha cantato la crepuscolare "Io che amo solo te". Che ha cinquantadue anni sulle spalle ma nasconde ancora una grazia, una delicatezza che le canzoni in gara quest'anno se le sognano. Ecco il punto della questione. Che va ben al di là del calo degli ascolti, della formula che l'anno scorso funzionava e stavolta mostra la corda, dell'interminabile varietà celebrativo dei sessant'anni della tivù, dei siparietti fra il presentatore perfettino e la guastatrice Littizzetto che ormai sanno di stantio. Il punto è che le canzoni quest'anno non sono granchè. Anche al secondo e terzo e successivi ascolti non si riesce a trovarci dentro molto di buono. Ne abbiamo avuto la controprova ieri, nella serata in onore del Club Tenco, che per tanti anni è stato "l'altro festival", quello dei cantautori. E i quattordici presunti big hanno riletto alla loro maniera, quasi tutti affiancati da un ospite, canzoni di De Gregori (Perturbazione, "La donna cannone"), Paolo Conte (Frankie Hi-Nrg con Fiorella Mannoia, "Boogie"), Dalla (Ron, "Cara"). Senza dimenticare Battiato (con Arisa), Zucchero (Sarcina), Fossati (Noemi), Pino Daniele (Giuliano Palma), Bennato (Renga), persino Gaber (Rubino). Citazione a parte per una "Nel blu dipinto di blu", rivitalizzata da Raphael Gualazzi con l'uomo mascherato (alias The Bloody Beetroots). E per l'omaggio di un figlio a un padre: "Verranno a chiederti del nostro amore", che Faber scrisse per la mamma di Cristiano De Andrè. Tutto questo per dire che quando lo spazio viene lasciato alle grandi canzoni, la qualità sale. E si sente. Ma siamo alla finale, attesa oltre che per il ritorno di Ligabue (dopo la splendida apertura della prima sera, quando ha cantato "Creuza de mä" con Mauro Pagani al bouzouki) e di Crozza (che certo metterà alla berlina il neo premier Renzi), anche per il motivo di sempre: vedere chi la spunta, chi vince. Diciamo allora che le quotazioni di Noemi, indicata fra i favoriti della vigilia, ma tornata dai mesi a Londra conzata come una squatter imbolsita, sono scese di molto. Se la giocano allora Francesco Renga e Arisa. Il rocker pentito sulla via della melodia punta tutto su una canzone scritta dalla nostra Elisa, era in testa già nella prima classifica parziale, potrebbe e dovrebbe farcela. Altrimenti c'è pronta Arisa, che appena cinque anni fa - affiancata al pianoforte dal compianto Lelio Luttazzi - debuttava vincendo fra le Nuove proposte con "Sincerità". "Controvento" non è bella come "La notte", seconda due anni fa. Ma forse le permetterà di vincere in volata. twitter@carlomuscatello ©RIPRODUZIONE RISERVATA