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di Luigi dell'Olio wMILANO «Il sindaco di Firenze vuole governare sapendo di poter organizzare anche il potere diffuso nei gangli economici del nostro Paese». Un grande conoscitore delle dinamiche politiche come Emanuele Macaluso attribuisce all'infornata di nomine in arrivo nelle società pubbliche una delle ragioni principali della spallata decisa da Matteo Renzi ai danni di Enrico Letta. Il suo pensiero non è isolato, anche se non sono molti a venire allo scoperto: «I ministri economici andranno concordati con Draghi e tutti gli altri saranno frutto di una mediazione tra partiti e correnti; il vero campo di innovazione per il premier potranno essere le nomine in arrivo in primavera», aggiunge un economista che preferisce restare anonimo. «Le grandi società pubbliche sono fonti di entrate, ma in molti casi anche terreno di sprechi e perdite per le casse dello Stato. Alla loro guida servono persone di assoluta fiducia per attuare le riforme annunciate all'insegna dell'efficienza, grazie alle quali reperire le risorse necessarie ad abbattere tasse e costo del lavoro». La tornata dei rinnovi partirà ad aprile e riguarderà 29 società tra controllate (14) e partecipate (15) dal Tesoro, ma già da diverse settimane si stanno muovendo le prime pedine sullo scacchiere per individuare i circa 500 nomi da indicare. Del resto Luigi Bisignani, che dietro le quinte ha giocato un ruolo decisivo nelle nomine per almeno tre lustri, ha spiegato chiaramente nel suo libro "L'uomo che sussurra ai potenti" il meccanismo a lungo rodato: «Il segreto è avere l'idea e l'uomo giusto. Poi bisogna far girare il nome in una ristretta cerchia di persone, ognuna delle quali deve farlo suo e riproporlo in una specie di passaparola, ma molto selezionato». Renzi è intenzionato a dare un'immagine rinnovata sotto questo profilo e il suo orientamento è di puntare su una nutrita schiera di 40-50enni, al posto dei 60-70enni che guidano oggi i gangli vitali dell'economia a matrice pubblica, e che in buona parte sono arrivati alla guida delle società pubbliche su designazione del duo Berlusconi-Tremonti. Il banco di prova più importante si chiama Eni, il cui amministratore delegato – data la nostra cronica dipendenza dall'import sul fronte delle materie prime – conta più di un ministro. Da nove anni la poltrona è occupata da Paolo Scaroni, che proprio nei giorni scorsi ha fatto un endorsment (cosa rara per lui, che ha sempre detto di non avere preferenze partitiche) nei confronti del sindaco uscente: «Renzi mi piace, ha impeto, è davvero una persona che vuole riformare il Paese». Dalla sua Scaroni può vantare risultati postivi (nel 2013 l'utile del cane a sei zampe è salito del 24% a 5,2 miliardi di euro), un reticolato di relazioni a tutti i livelli (tra le altre cose è nel cda di Generali e lo stesso Bisignani racconta di alcuni incontri con il manager) e l'avvio del processo di privatizzazione di una quota della società. Un'operazione voluta dal governo Letta che verosimilmente Renzi condurrà in porto. Difficile dunque un suo accantonamento, è più probabile che si lavori a un suo spostamento alla presidenza, con l'arrivo di un amministratore delegato più giovane. Il nome più gettonato è quello di Vittorio Colao, 52enne amministratore delegato di Vodafone, uno di quei manager che finora hanno trovato più apprezzamento all'estero, che in Italia. Durante la guida di Rcs ha dimostrato di soffrire un sistema in cui «le azioni di pesano e non si contano», per poi prendersi la rivincita alla guida del colosso britannico delle tlc. Ma non è escluso che per lui si aprano le porte per la guida dell'Enel, considerato che il mandato di Fulvio Conti scadrà tra due mesi. Anche lui è in sella da nove anni e non sembra intenzionato a farsi da parte per dedicarsi agli altri incarichi accumulati negli anni, dal posto nei cda di Rcs e Barclays alla vicepresidenza di Confindustria. I cacciatori di teste incaricati dal ministero dell'Economia hanno segnalato anche il nome di Francesco Starace (58 anni), attualmente numero uno di Enel Green Power, molto apprezzato per le esperienze internazionali. Ma il manager preferito da Renzi - che non avrebbe remore ad affidargli la guida di grandi aziende pubbliche come quelle citate, alle quali aggiungere Terna - è Andrea Guerra. Il 49enne ad di Luxottica ha partecipato all'ultima Leopolda e sarebbe stato sondato dal premier designato anche per il ministero dello Sviluppo Economico, che ha tuttavia declinato. Per quanto concerne Finmeccanica, al posto dell'attuale ad Alessandro Pansa potrebbe arrivare Giuseppe Giordo (48 anni), oggi alla guida operativa di Alenia, dopo aver guidato la divisione del Nord America. Difficile, invece, ipotizzare un cambio alla guida di Poste Italiane: Massimo Sarmi ha di contro l'età (66 anni) e la lunga permanenza in sella (quattro mandati), ma il coinvolgimento della società nella partita Alitalia e la prossima, parziale privatizzazione giocano in favore di una sua riconferma. ©RIPRODUZIONE RISERVATA