Campagnaro, due mete e man of the match: «Non svegliatemi...»

di Alessandro Cecioni wCARDIFF (Galles) Nel giorno che il campione di tante battaglie, Marco Bortolami, festeggia il suo centesimo cap e il guerriero che da sedici anni indossa la maglia azzurra, Mauro Bergamasco, si riprende un posto in terza linea, il ragazzino all'esordio nel Sei nazioni, Michele Campagnaro, di 14 anni più giovane, segna due mete e viene nominato "man of the match". Le coincidenze contano, nel 1998 Mauro esordì in nazionale e Michele iniziò a giocare. «Esordire nel Sei nazioni è già un sogno, un sogno farlo in questo stadio, un sogno ancora più grande, segnando due mete e uscendo come migliore in campo. Non svegliatemi», dice con timidezza immensa Michele, lui che in campo ha determinazione possente. Ha iniziato a sei anni, a Mirano, portato al campo dal babbo Otello, rugbista, come anche lo zio Leonardo e i fratelli Giovanni, Simone e Gabriele, quest'ultimo gemello di Michele. Vedremo anche lui in nazionale? «No lui ha un'anima da artista, ha fatto il liceo artistico», Michele invece il tecnico, poi niente università («Non era possibile allenandosi tutti i giorni»). Pallone ovale subito, doti atletiche notevoli coi pesi e sugli scatti brevi. Giovanni Sanguin, preparatore tecnico degli azzurri, dice che sui trenta metri scende sempre sotto i 4 secondi. Non male per uno che due anni fa in Sudafrica si ruppe i legamenti del ginocchio nel match di esordio del mondiale Under 20. «Le mete? Non ho avuto molto tempo di pensare. Sulla prima il calcio mi è venuto bene e ho avuto fortuna col rimbalzo, sulla seconda, l'intercetto, avevo solo paura che i crampi mi fermassero. Anche lì ho avuto fortuna, loro erano piazzati malissimo», dice. È consapevole del fatto che davanti avevano una linea di trequarti stellare. «Brunel ci aveva detto di rispettarli, ma di non farci impressionare dai nomi. Dovevamo lavorare bene in difesa e la linea è stata più densa. Brunel ci ha detto di giocare con entusiamo, come ci sentivamo». Angelo Esposito, altro placcatore timido, parla dell'errore iniziale, dice che la palla è restata bassa, che questo lo ha ingannato. «Mi han detto tutti di stare tranquillo, che succede, ma io so che non oggi ho fatto bene». «È bello aver fatto i cento cap qui – dice nonno Bortolami – e mi fanno piacere le mete di Campagnaro. Questi ragazzi hanno solo bisogno di giocare, hanno qualità. La cosa decisiva per ogni squadra è l'equilibrio fra esperienza e gioventù, e qui c'è. Dopo quella meta fortunosa all'inizio potevamo disunirci invece abbiamo difeso con ordine. Un deciso passo avanti». Mauro Bergamasco, cap numero 96, conferma: «Ho sempre detto che il mix esperienza gioventù può dare risultati positivi ed eccezionali. I ragazzi sono stati bravi a prendersi il peso della responsabilità». Leonardo Sarto, altro esordiente, ha messo il piede nella prima meta di Campagnaro con un calcio a seguire. «Ho visto che lui era in vantaggio e ho rallentato, magari se ci si tuffava in due si poteva sbagliare», dice. Parole tirate fuori a fatica, altro timido. A sei anni fu portato da mamma Marina al campo della Guizza del Petrarca. «Perché era collega in banca della mamma dei Bergamasco», che oggi, 14 anni dopo, sono compagni in nazionale. ©RIPRODUZIONE RISERVATA