Carcere preventivo per l'ex segretario serbo in Kosovo

BELGRADO Un mese in galera, trenta giorni dietro le sbarre come misura di detenzione preventiva perché sospettato di essere implicato in un caso di crimini di guerra, secondo i "rumors" risalente al febbraio 2000, dopo la fine del conflitto. Sta facendo discutere, in Serbia e in Kosovo, la notizia del fermo, tramutatosi in arresto mercoledì sera - arresto prolungato ieri per un mese -, di Oliver Ivanovi„. Ivanovi„, da qui il problema, che è uno dei più influenti politici serbi nel Nord del Kosovo, nel suo curriculum anche un'esperienza da segretario di Stato nel ministero per il Kosovo e Metohija dal 2008 al 2012. E Ivanovic che è anche fra i candidati annunciati per la nuova tornata elettorale in programma il 23 febbraio, nella quale si eleggerà – dopo il recente annullamento della precedente votazione - il sindaco di Mitrovica nord, la parte settentrionale della "Berlino" del Kosovo, divisa tra serbi e albanesi dal fiume Ibar. Ivanovi„, in passato fra i capi dei "Guardiani del Ponte" di Mitrovica, ronde e pattuglie di "autodifesa" serba a Mitrovica e oggi un moderato, che è stato spedito in galera, ha informato ieri Eulex, la missione di polizia dell'Unione europea in Kosovo, «su richiesta di un procuratore internazionale del Kosovo Special Prosecution Office (SPRK)». Richiesta accolta da un tribunale di Mitrovica sud, che ha spiccato il mandato contro il politico «sospettato» di non meglio specificate complicità in «crimini di guerra e omicidio aggravato». Accuse con arresto, contro le quali è stato annunciato ricorso, che Ivanovic, attraverso il suo avvocato, ha già definito «ridicole» e «fabbricate». Arresto che, tra i serbi di Mitrovica, ha provocato immediate proteste e la promessa di scendere in piazza fino al rilascio di Ivanovic. E ieri anche Belgrado, attraverso il capo dell'ufficio per il Kosovo, Aleksandar Vulin, ha chiesto l'immediata scarcerazione di Ivanovi„, primo politico serbo del Kosovo a finire in galera con accuse così gravi. (s.g.)