È morto Martina, il sindaco del rilancio

Il professor Sergio Tavano fu uno degli ultimi a incontrare mercoledì Michele Martina. Uno dei tanti incontri fra due uomini che vissero una stagione intensa condividendo, pur con ruoli diversi ma con una matrice intellettuale comune, quello spirito che negli anni Cinquanta e Sessanta aleggiava su Gorizia protesa verso una stagione nuova di rilancio e di ruolo di ponte verso Est. E anche nel loro ultimo incontro Gorizia è stato al centro dei loro discorsi, ma non di una città lanciata verso il futuro ma di una città che sta lentamente ma inesorabilmente naufragando senza che nessuno sia in grado di f ermare questa deriva. Ed era un proprio avvilimento per Martina vedere come sono naufragati tante speranze e come si intraveda un futuro denso di incognite per una città che non riesce più sognare, e progettare, un domani diverso, costruttivo soprattutto per i giovani costretti a lasciare la città per costruirsi un avvenire migliore. di Franco Femia È morto mercoledì sera per un improvviso malore che lo ha colpito nella sua abitazione di via Montesanto Michele Martina. Aveva 87 anni. Vano il tentativo di rianimarlo da parte degli sanitari del 118. Uomo di grande aperture, Martina fu per sette anni sindaco della città, deputato e senatore oltre ad aver ricoperto numerosi incarichi. Lascia la moglie Lidia e i figli Marco, ricercatore che lavora a Chicago e Alessandra, dipendente della Provincia. I funerali saranno celebrati domani, alle 11, nella chiesa di Sant'Ignazio, partendo dalla sua abitazione di via Montesanto. Con la scomparsa di Martina Gorizia, e tutti i goriziani nel senso più ampio, perdono uno dei principali protagonisti della sua rinascita dopo il secondo conflitto mondiale. Cresciuto nelle organizzazioni giovanili delle parrocchie del duomo e di Sant'Ignazio apprendendo i riferimenti culturali e storici delle esperienze di mons. Luigi Faidutti e del vescovo Luigi Fogar , Martina fin da giovane partecipò nell'iniziativa politica avviata nel Goriziano da Rolando Cian, diventando già alla fine degli anni '40 un esponente nazionale della Democrazia cristiana di De Gasperi, operando nel quotidiano "Il Popolo". Erano frequentemente a Gorizia, ospiti a casa sua e di altri amici, i principali esponenti del cattolicesimo democratico italiano degli anni '50 e ‘60: Pistelli, Granelli, Galloni, De Mita, Guerzoni, Gucciardini, Baget Bozzo, Ferrari Agradi, Rumor e tanti altri che stavano sostenendo l'azione di quel gruppo di giovani che già a quel tempo aveva portato lo "spirito di Gorizia" ben oltre il confine di Stato, verso la nuova Europa appena uscita dalla guerra con il "muro" tra oriente e Occidente che attraversava Gorizia. Giovanissimo fu eletto deputato portando in dote al Paese il nuovo orizzonte che qui, su questo martoriato confine, si stava aprendo. Da parlamentare operò per la realizzazione dell'autostrada da Venezia a Trieste ma con la diramazione anche verso Lubiana. Si adoperò nella ricostruzione del settore industriale e in primo luogo dei cantieri di Monfalcone, per gli sviluppi della Zona franca, la riduzione delle servitù militari, la realizzazione dell'aeroporto di Ronchi. Martina fu tra i fondatori nel 1959 del Centro Studi "Rizzatti" e della rivista "Iniziativa Isontina" con Pasquale De Simone, Celso Macor, Bruno Calderini, Fulvio Monai, Sergio Tavano. Nel 1965 fu tra i fondatori dell'Istituto per gli Incontri Culturali Mittleuropei, guidato da presidente per i vent'anni successivi; due anni dopo fondò con Cian, Bachelet e De Marchi l'Isig. Nel '65 venne eletto sindaco di Gorizia, incarico che Martina mantenne fino al 1972, quando tornò in Parlamento come senatore. Da sindaco rilanciò Gorizia con una serie di realizzazioni ed iniziative rese possibili grazie alla sua capacità di paziente ma inarrestabile costruttore di accordi, collaborazioni, sinergie e con un concreto senso del bene comune. Fu tra i fondatori, assieme ad Ario Rupeni e Francesco Moise del circolo "Camillo Medeot" e fu sempre vicino ai giovani sostenendoli nella loro attività. Sua la prima giunta comunale in Italia con esponenti della minoranza slovena; con lui le prime esperienze di collaborazione tra la Dc e i socialisti, nonostante i veti di parte non irrilevante della gerarchia cattolica. Fece di Gorizia un ponte verso l'Est aprendo alla collaborazione con gli amministratori di Nova Gorica e ponendo così solide basi per il superamento del confine. Risale a quegli anni la condivisione con l'allora Jugoslavia della Stazione confinaria di Sant'Andrea inaugurata poi nel 1982. Durante la sua prima legislatura favorì la venuta a Gorizia di Franco Basaglia e ne sostenne fino a quanto e a quando fu possibile la sua straordinaria esperienza a Gorizia. Negli anni '80 fu nominato presidente dell'allora Usl dovendo traghettare anche in questo caso la sanità isontina, già logorata dalle divisioni interne, verso la successiva riforma sanitaria e ospedaliera. L'ultimo impegno istituzionale che Martina accettò alla condizione di farlo gratuitamente, è stata la prima presidenza del Consorzio universitario goriziano, riuscendo a far nascere i primi corsi specialistici e dando vita al primo Corso di laurea in Italia di Scienza internazionali e diplomatiche. Personaggio schivo ai complimenti, Martina accettò con piacere oltre alle onorificenze civili i premi SS.Ilario e Taziano e di San Rocco. ©RIPRODUZIONE RISERVATA