Scontro sul raddoppio del Canale A Panama trema la cordata europea

di Massimo Greco wTRIESTE Il raddoppio del Canale di Panama, il più importante progetto infrastrutturale in atto in questi anni, non è un esito scontato: lo scontro ancora irrisolto sulla forte crescita dei costi in corso d'opera avviene tra l'Autorità gerente (Acp) e il consorzio Gupc (Grupo unido por el canal), incaricato della costruzione, mette a repentaglio la conclusione dei lavori, giunti ormai al 70% di esecuzione. In ballo c'è un cospicuo differenziale di 1,6 miliardi di dollari rispetto alla programmata spesa iniziale di 3,1 miliardi. E getta un'ombra sull'ingente commessa acquisita dal gruppo pordenonese Cimolai, cui era stata affidata la realizzazione delle 16 paratoie d'acciaio da inserire nel nuovo canale, 8 sul versante del Pacifico e 8 su quello atlantico: un ordine da 350 milioni di dollari rischia di restare al palo se entro il 20 gennaio le parti confliggenti non troveranno un'intesa. Gli stabilimenti friulani di Roveredo, Polcenigo, San Giorgio di Nogaro attendono gli aggiornamenti, come pure il porto di Trieste dove l'estate scorsa venne imbarcato il primo carico di 4 paratoie destinato a Panama. L'azienda non rilascia dichiarazioni, a sottolineare la delicatezza della situazione, e rimanda per commenti e informazioni allo stesso Gupc. Secondo i tecnici della Cimolai, la fabbricazione delle 16 strutture avrebbe dovuto essere ultimata entro la primavera di quest'anno. Per meglio comprendere le tensioni che allignano nella zona del Canale, è necessaria una rapida ricostruzione dei fatti che hanno portato all'incrudimento dei rapporti tra committente e costruttore. A quasi un secolo dall'apertura del Canale, si è reso indispensabile procedere a un ampliamento della via acquea tra i due oceani, onde consentire a navi sempre più grandi il transito tra Pacifico e Atlantico. Infatti il vecchio Canale non è solcabile da unità più lunghe di 292 metri e più larghe di 32. È di tutta evidenza che l'apertura di una seconda tratta navigabile implica, a livello di shipping e di organizzazione portuale, un importante processo di adeguamento a livello internazionale. La gara per il raddoppio venne vinta nel 2009 dal consorzio Gupc, nel quale erano confluiti la spagnola Sacyr Vallehermoso, l'italiana Impregilo (allora Gavio, oggi Salini), la belga Jan De Nul, la panamense Constructora Urbana: questa cordata prevalse sul gigante statunitense Bechtel, che, secondo alcuni osservatori, potrebbe avere l'interesse a soffiare sul fuoco. La previsione era ed è di inaugurare il raddoppio nel 2015. Come, perchè, quando è deflagrata la grana? L'Autorità è stata informata, con una lettera datata 27 dicembre 2013, del pesante sforamento dei costi. Il motivo sarebbe di ordine tecnico: il basalto, estratto con l'escavo del canale, si è rivelato inadatto a produrre il calcestruzzo utilizzato per i lavori. Da ciò l'impressionante lievitazione della spesa. Gupc ha proposto all'Autorità due possibili soluzioni per uscire dall'impasse: la prima prevede un forfait da un miliardo di dollari (in luogo all'1,6 si sovracosti); la seconda - meno auspicabile - contempla un finanziamento da parte di Acp per completare l'opera, con un adeguamento dell'importo al termine delle procedure, incluso l'arbitrato. La partita viene giocata con spregiudicatezza, al punto che fonti di stampa spagnole non escludono la volontà di Acp di trovare un nuovo soggetto costruttore da finanziare con l'escussione delle garanzie assicurative versate a copertura di Gupc. In campo anche la politica, dal discusso presidente panamense Martinelli al governo spagnolo, che ha mandato sul posto il ministro Ana Pastor. Silente l'esecutivo italiano. Si era addirittura parlato di mediatori internazionali, tanto che erano corse le candidature di Henry Kissinger e di Hillary Clinton. ©RIPRODUZIONE RISERVATA